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Mani Pulite

Mani Pulite

Mani Pulite: mai un nome tanto evocativo, in un siffatto momento.

No, non mi riferisco al 1992. E nemmeno alla nomina di Gherardo Colombo per la versione 2.0 del noto fenomeno giudiziario in salsa Trivulzia (una delle reali vergogne di questa vicenda surreal-sanitaria).

Mi riferisco proprio al senso letterale della nuova dittatura in essere. Dittatura sanitaria, è stata definita e raccontata da molti (troppo pochi). Tirannide virologica. E così via. Il risultato non cambia: ad un certo momento della nostra esistenza, un organismo semi-vivente dà il movente alla politica per abdicare a sé stessa, in nome di una nuova classe di “esperti”.

Naturalmente, gli esperti non lo sono particolarmente, dal momento che, ad oggi, l’unico consiglio impartito è quello espresso nel titolo: lavarsi le mani. Come ci hanno sempre detto le nostre mamme e le nostre nonne, prima di sederci a tavola e mangiare. Per il resto, si sa molto poco: c’è un virus nuovo, che forse viene da un pipistrello, che forse soffre un po’ il caldo, che forse si attacca come un raffreddore, che forse con la mascherina ci si protegge, ma forse no, che magari rimane attaccato alla suola delle scarpe o ai pavimenti, che potrebbe diventare innocuo utilizzando farmaci anti-malaria, oppure anti-aids, oppure anti-qualcosa. Che, in ogni caso, è sempre meglio RESTARE A CASA. A tempo indeterminato, senza condizionale, anche da incensurati.

Tamponi? No, grazie! Esami immunologici? Nemmeno. Utilizzo della tecnologia? Non se ne parla neanche. STARE A CASA. Possibilmente zitti e muti, senza protestare. Salvo ogni tanto canticchiare sul balcone.

E se esci, maledetto: sei un delinquente. Un pericolosissimo criminale. Da punire severamente. Come? Una corsetta? Ma sei matto? Hai un bar? Un negozio di parrucchiere? E allora? Qual è il problema. Ci pensiamo noi. Tra qualche mese, ti diamo 600 euro. Poi, eventualmente, ti prestiamo anche qualche soldo, che, mi raccomando, va restituito.

Ma non ti azzardare a salire in macchina, ad andare due volte al supermercato, a non pulire bene il pavimento (sì, sul decreto c’è scritto anche questo, leggere per credere).

Ciò che mi preoccupa della nuova Mani Pulite non è tanto la repressione governativa. Che si sa, in Italia lo Stato non è mai stato troppo amico del cittadino.

Mi preoccupa il cittadino! Io mi sarei immaginato che, già dopo due settimane di lockdown, le persone avrebbero cominciato a protestare, ad urlare, ad arrabbiarsi, a scendere in piazza.

Ma il condizionamento mediatico è stato talmente pervasivo che siamo addirittura contenti. Conte è l’uomo più popolare del mondo, di tutti i tempi. I consensi di illustri personaggi, come Stalin, o Mussolini, gli fanno un baffo. Conte è come la Cuccarini: il più amato dagli italiani. E più ci bastona, più siamo contenti.

E c’è chi fa peggio di lui! Se Conte ha timidamente rilanciato un’idea (non sua, naturalmente) di aprire le librerie, in Lombardia la tirannide è ancor più severa. Chiudere tutto. Financo svuotare i navigli, per evitare tentazioni. Gettare chiodi sulle strade, per forare tutte le gomme e reprimere, reprimere, reprimere.

La parola più in voga è ASSEMBRAMENTI. Una parola incredibile, desueta, burocratica, da verbale dei vigili. Diventa il nuovo trend topic. Da proporre quasi il manganello elettronico, dato che questi cattivoni di cittadini proprio non lo vogliono capire.

Peggio è, tuttavia, l’hastag: voler trasformare IoRestoaCasa in qualcosa di trendy è un esperimento dadaista. Addirittura la rete Vodafone, sì, quella di “tutto intorno a te”, adesso si chiama proprio così IoRestoaCasa. Che figo!

Non credo di essere un pericoloso sovversivo. Né un indisciplinato naive. O un buontempone che minimizza il pericolo ed ironizza sulla morte. Niente di tutto questo. Sono ben consapevole (forse anche troppo) di quanto accade.

Per questo, voglio lanciare un grido di LIBERTA’. Prima che sia troppo tardi.

 

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