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Mascherina is the New Black: il nuovo volto del potere

mascherina is the new black

Mascherina is the New Black.

Il nuovo volto del potere non passa per la violenza. Per meglio dire, non passa per una violenza diretta, quella che si trasferisce dal violentatore al violentato, talvolta col tramite di un bastone o altro oggetto percussivo. La violenza del potere si colloca a monte, al vertice del processo cognitivo. Grazie a questo potente artificio, si ottiene un risultato straordinario, impensabile fino a poco tempo fa: la violenza consensuale.

Trattasi di rapporto masochistico, ma inconscio, inconsapevole. Al punto che il violentato, anziché urlare per il dolore delle percosse, può sentirsi apparentemente sicuro, protetto. E non è sindrome di Stoccolma. Proprio perché la violenza è percepita come forma di tutela.

Al vertice del processo cognitivo c’è la paura. Sentimento profondo ed ancestrale, alla base dei comportamenti umani e dei meccanismi di sopravvivenza. Che viene creato in laboratorio, e diffuso urbi et orbi come un virus.

Il sistema mediatico è potentissimo. Laddove sono anni che si celebra la morte della televisione, in favore di sistemi più orizzontali, come quelli di contenutistica on demand, se ne constata, al contrario, una accresciuta diffusione, con succulente percentuali di sharing, guadagnate proprio dai “programmi Covid“: talk-show rimodellati dalle esigenze pandemiche, conditi da bassa virologia da strapazzo.

Non parliamo della radio, che gode di ottima salute. Ed ecco tornare sulla scena modelli comunicativi orwelliani: le reti unificate, il canale unico, corroborati da nuove forme di pubblicità-messaggio. A far da contorno al prodotto, oggi troviamo il tricolore, il focolare domestico, i piccoli-grandi eroi della pseudo-guerra, che passano dal medico, al commesso del supermercato.

In questo contesto di stucchevolezza retorica, i social e le applicazioni di chat hanno riverberato il messaggio dei media tradizionali (vedasi, ad esempio, il fenomeno iniziale dei flash-mob da balcone).

Grazie al sistema mediatico integrato, il nuovo volto del potere è riuscito a trasformare in eroi alcune comparse di terz’ordine: anonimi sindaci di paese, governatori decotti, virologi messianici di dubbia fama.

Inoltre, non sono mancate scene da Apocalypse Now: elicotteri schierati a catturare, tra il plauso generale, pericolosissimi bagnanti solitari.

E’ notizia di queste ore: nasce, addirittura, una nuova figura professionale, da far invidia ai navigator: si tratta degli assistenti civici volontari. E’ un chiaro fenomeno di evoluzione della specie e adattamento sociale: la storica camicia nera si trasforma in delatore da balcone, il quale, finalmente, trova una sua dignità nel mercato del lavoro. Una sorta di “ausiliario della sosta” potenziato.

Sindacati e politicanti a far da contorno a questo apparente delirio: ormai tutti impauriti e modellati dal nuovo sistema comunicativo, la società non chiede lavoro, non chiede ripristino di diritti costituzionali. No. La società richiede sussidi.

Siamo disposti a concedervi tutto, in cambio di sicurezza.

Il nuovo volto del potere, dunque, non passa per la violenza, ma per un consenso sfrenato. Conte, personaggio quasi sconosciuto, diviene il politico più amato dagli italiani.

Italiani che, azzerati dalla paura, stentano a voler uscire, anche dopo il lockdown.

Accanto ad alcune scene di reale disperazione, ciò che salta immediatamente agli occhi è l’assenza di una vera protesta sociale. Sono in corso numerose manifestazioni, che, tuttavia, risultano essere molto composte, educate, distanziate.

Ricordo come, a marzo, alcuni improvvidi giornalisti, anche di grido, avevano predetto piazze roventi, data la crisi economica annunciata.

Mi par di sentire gli echi di quelle piazze: non fateci uscire, non vogliamo ammalarci, non vogliamo morire. Abbiamo paura, abbiamo una gran paura. Ci basta un sussidio, anche minimo. Non vi romperemo i coglioni. Non sindacheremo su nulla. Ma proteggeteci. Proteggeteci da questo incubo. La libertà non è, poi, tanto importante. La libertà non è nulla, senza sicurezza. E’ un vezzo. Un capriccio della mente. Non fateci riaprire: noi non vogliamo turisti, non vogliamo movimento, non vogliamo assembramenti. Lasciate in casa i nostri figli. Dateci solo un sussidio. E chiudete tutto di nuovo, questa volta per sempre.

Ecco che, dunque, lo stigma sociale, oggi, passa per la movida. Divertirsi? Socializzare? Il neo-feudalesimo pandemico non può permettersi certe sciocchezze. Ce lo spiega uno dei principali alfieri della politica italiana, riconvertitosi rapidamente dall’aperitivo, al monachesimo istituzionale (passando, però, per la malattia): MASCHERINA IS THE NEW BLACK. E’ come il piercing, il tatuaggio. Mascherina è per sempre.

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