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Né Piano Marshall, né Stati Generali, ma New Deal (culturale)

Direttore d'orchestra
Foto Piergiorgio Pirrone – LaPresse
05-09-2019 Lido di Venezia
Spettacolo
76esima mostra d’arte cinematografica di Venezia 
""ZeroZeroZero"" Red Carpet
Nella foto: Roberto Saviano 

Photo Piergiorgio Pirrone – LaPresse
September 05, 2019 Venezia Lido 
Entertainment
76th Venice film festival 
""ZeroZeroZero"" Red Carpet
In the pic:  Roberto Saviano
Foto Piergiorgio Pirrone – LaPresse 05-09-2019 Lido di Venezia Spettacolo 76esima mostra d’arte cinematografica di Venezia ""ZeroZeroZero"" Red Carpet Nella foto: Roberto Saviano Photo Piergiorgio Pirrone – LaPresse September 05, 2019 Venezia Lido Entertainment 76th Venice film festival ""ZeroZeroZero"" Red Carpet In the pic: Roberto Saviano

Nell’articolo-intervista di Roberto Saviano, su “teoria della dittatura” di Michel Onfray, del 12 giugno, si tocca un punto nevralgico della crisi del nostro tempo: uno degli strumenti per l’affermazione della dittatura sarebbe, per Onfray, insieme a quelli di “distruggere la libertà, di abolire la verità, di propagare l’odio e di negare la natura”, quello di “impoverire la lingua, o addirittura distruggerla”.

Sempre per Onfray, il problema della dittatura non interesserebbe solo i paesi dichiaratamente antidemocratici, ma lo stesso democratico Occidente, in cui il fascismo sarebbe già incombente seppure non visibile, e si manifesterebbe tramite le Big Tech: Facebook, Netflix, Google, Apple, capaci di esercitare un controllo sulla nostra libertà attraverso il Big Brother orwelliano con una “servitù volontaria”, cioè la condiscendenza di miliardi di adepti dei social network che “diventano volontariamente schiavi credendosi padroni”.

Questa tesi era già stata ampiamente anticipata da Michel Foucault, il filosofo francese scomparso nel 1984, che, ne “Le parole e le cose”, spiegava che il discorso scientifico e tecnologico “lungi dal conseguire l’emancipazione, si è tramutato nel perseguimento di una nuova schiavitù, con strumenti di potere non repressivi o brutali, ma che nascondono il meccanismo del controllo attraverso il consenso e la complicità dell’essere umano”.

Quindi, per Onfray siamo già in una società autoritaria. Questa tesi d’altronde costitutiva già l’essenza della narrazione di Max Horkheimer: sia “il capitalismo del profitto”, in Occidente, che ”il capitalismo del piano”, in Oriente, implicano una società autoritaria dove l’uomo è ridotto a puro “oggetto amministrato”, e sempre per Horkheimer “il fascismo è la verità della società moderna” (1939), “pesa su tutti un senso di paura e di delusione, e oggi le speranze dell’umanità sembrano più lontane dall’attuarsi di quanto non lo fossero nelle età assai più oscure in cui furono formulate per la prima volta” (1947).

Cerchiamo però di affrontare l’argomento autoritarismo – libertà ponendoci su un piano delle proposte.

Possiamo fare riferimento alla definizione di democrazia nella American Declaration of Independence: “all men are created equal, they are endowed by their creator with certain unalienable Rights……to secure these Rights, Governements are instituted among Men, deriving their just powers from the consent of the governed” – “tutti gli uomini sono creati uguali, e sono forniti dal loro Creatore di certi diritti inalienabili….per assicurare questi diritti sono istituiti dei Governi che derivino i loro poteri dal consenso dei governati”.

Ma la Costituzione Italiana non è da meno: “art 3. È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la liberta` e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del paese”.

L’essenza della democrazia, dunque, al primissimo punto, per la Dichiarazione di Indipendenza americana come per la Costituzione italiana, è uguaglianza delle persone di fronte a certi diritti inalienabili che esse devono avere in quanto esseri umani, in particolare con la necessaria rimozione di quegli ostacoli che ne limitano il pieno sviluppo e quindi la libertà.

Il grande studioso delle democrazie Larry Diamond, sottolinea, in “The spirit of Democracy” che tra le condizioni di una sostanziale società democratica primeggia la necessità di una libertà di “credo, opinione, discussione, parola, pubblicazione, trasmissione, assemblea, dimostrazione, petizione e internet”.

Ora, la libertà di opinione implica che debbano esserci basi culturali omogenee, perché la libertà di opinione deve poter essere la libertà di potersi fare una opinione.
Torniamo così da dove siamo partiti: “la distruzione della lingua” come strumento per l’affermazione della dittatura, e se parliamo di distruzione della lingua a livello globale, parliamo di uno svilimento dei valori democratici su base globale.

È necessario quindi, per salvaguardare la democrazia, e conseguentemente il rispetto dei diritti dell’essere umano cui fa riferimento la Dichiarazione americana, potenziare gli strumenti della lingua, potenziare i saperi e contrastare la povertà educativa.

Ciò è vero per la democrazia, ma anche per lo sviluppo economico della nostra società democratica; dobbiamo solo ripetere una verità che è universalmente nota in Italia: la cultura, intesa come sapere, è il principale vincolo dello sviluppo anche economico del paese, se di fronte ad una media OCSE del 36 % di laureati, la media di laureati in Italia è solo del 18% e abbiamo ben il 26% di ragazzi tra i 15 e i 29 anni che sono “Neet”, cioè non occupati e non iscritti a percorsi di formazione.

Il deserto culturale è il vero dramma e la vera emergenza nazionale, emergenza per la nostra democrazia ma anche per il nostro sviluppo economico; e ciò all’interno di una emergenza democratica globale dove i linguaggi creati e diffusi attraverso le Big Tech stanno distruggendo la lingua; con le fake news, i negazionismi, le tesi antiscientifiche, la distruzione della competenza.

Per il brillante filosofo Sebastiano Maffettone, nel suo recentissimo “Il quarto shock”, il Web decreta una sorta di “morte dell’expertise; si attua cioè una sorta di “orizzontalizzazione” dei valori legati alla competenza dove l’opinione di un Premio Nobel esperto di fisica teorica della relatività vale esattamente quanto quella dell’uomo della strada”.

Egli parla anche del limite della democrazia che è vittima di due opposte tirannie, una “tirannia delle minoranze” dove le élites economiche di una data società democratica tendono ad opporsi a provvedimenti a favore dell’equità, ed un “tirannia della maggioranza” che crea il cosiddetto “short-termism”, cioè la scelta di programmi politici e leader politici che si occupano solo ed esclusivamente di benefici immediati a scapito di benefici di lungo termine e delle generazioni future.

Una delle espressioni più utilizzate dai politici in questo periodo di crisi economica, sociale e culturale è “piano Marshall” o “Stati Generali”. La espressione più appropriata dovrebbe essere “New Deal”, cioè quella serie di misure messe in atto da Franklin Delano Roosevelt per risollevare l’economia americana dopo la crisi del ‘29. Abbiamo bisogno cioè non semplicemente di prestiti per la ricostruzione, non semplicemente di sentire le parti sociali, ma di realizzare una serie di riforme fondamentali.

Tra queste, a fronte del deserto culturale italiano, è necessario un New Deal culturale. Ci si permette qui proporre la istituzione di una “imposta in natura”, non finanziaria, sulla cultura: ogni e qualsiasi attività, soggettività, istituzione, azienda, operante nel mondo della comunicazione, dello spettacolo o della cultura, sia obbligata a dare spazio, nel proprio palinsesto e nei propri programmi, ad un servizio culturale finalizzato alla diffusione dei saperi, gratuito.

Se fai un Grande Fratello o un’Isola dei Famosi, o un Talk Show o un Crozza, sei obbligato anche a fare un programma, sulle reti principali, non sulle criptate e non alle tre del mattino, di diffusione culturale, corsi di lingue europee, corsi di lingue extraeuropee, trasmissione di concerti, opere commentate, lettura di poesie, di romanzi, drammi, commedie, tragedie di autore, storia e storia della letteratura, storia delle scienze, storia del pensiero filosofico, educazione civica, materie tecnologiche, scientifiche e umanistiche.
Se trasmetti Vasco Rossi sei anche obbligato a trasmettere Beethoven o degli Spot di Pubblicità Progresso sulla Cultura.

Una tassa in natura, non una tassa sul “macinato” ma una tassa sul “comunicato”. Non avremo spettatori, ascoltatori, pazienza, qualsiasi mezzo di comunicazione avrà le stesse regole, compreso internet, facebook, Instagram. Se sei un influencer non potrai solo parlare di rossetti e di vestiti, dovrai anche parlare o fare parlare di Schopenhauer. Se sei un cantante lirico, un pianista dovrai anche fare qualche concerto nelle periferie, se sei un teatro dovrai fare spettacoli, gratuiti, per studenti, lavoratori e disoccupati.

Che le scuole siano aperte anche di pomeriggio, di sera: vengano istituiti corsi gratuiti serali di lingue per tutti.

Concludiamo ancora con l’Horkheimer della “Lettera sull’Umanismo” del 47,

“Abbiamo tutti in comune un interesse originariamente umano, quello di creare un mondo nel quale la vita di tutti gli uomini sia più bella, più lunga, più affrancata dal dolore e, vorrei aggiungere, ma non posso crederci, un mondo che sia più favorevole allo sviluppo dello spirito”.

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