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Piazza del suo Popolo, la Meloni si prende la scena: ecco come

Giornalista, comunicatore, fondatore di Velocitamedia.it
Piazza del suo Popolo, la Meloni si prende la scena: ecco come

Parla per ultima, perché la manifestazione di Piazza del Popolo è impostata come un climax ascendente. È sempre molto interessante ascoltare i comizi di Giorgia Meloni. Naturalmente non parliamo da un punto di vista politico o di contenuti. È interessante perché la Meloni è – con Renzi – l’oratore più capace. Ed è interessante perché è interessante capire quale discorso, quale tono, quale obiettivo ha fissato per l’appuntamento. Il presidente di Fratelli d’Italia è una sorta di camaleonte dell’oratoria. Molti lo reputano un aspetto negativo e la accusano di indossare maschere e di non sapere realmente quale sia quella originale. Altri lo giudicano un bene, perché riesce ad allargare la platea di ascoltatori potenziali.

Di sicuro, ieri sera Giorgia Meloni ha parlato ai suoi. Ha parlato alla base, ai “militanti e ai simpatizzanti” (che ha ringraziato in apertura). Ha tenuto un discorso teso a motivare ulteriormente il proprio elettorato a tre giorni dal voto. Questo, probabilmente, in vista della chiusura della campagna elettorale oggi a Bagnoli, dove – manifestazione organizzata da Gioventù Nazionale – ha parlato, sì, in maniera sempre piuttosto appassionata, ma con un linguaggio e una postura più “sciolti”. Bagnoli, infatti, è uno dei cosiddetti collegi contendibili, e perciò si è soffermata molto su un tema spesso affrontato: il lavoro ha bisogno di dignità e non è il Reddito di cittadinanza. Un passaggio nient’affatto casuale, perché nel Sud la sfida – specie al Senato – è con il M5S.

Se Piazza del Popolo ha l’obiettivo principale di mostrare plasticamente un Centrodestra unito, questo sembra essere offuscato da un altro elemento: la leadership se l’è presa la Meloni. Certo, anche Berlusconi (meno), Lupi e Salvini arringano la folla, ma la manifestazione sembra costruita su di lei. Non solo: è un’occasione d’oro anche per mettere in chiaro che tra lei e Salvini non ci sono coltelli dietro la schiena. E infatti, mentre parla Maurizio Lupi, 1fa specie vedere come tutti i flash dei fotografi si spostino di quarantacinque gradi, perché sulla scaletta del palco i due leader restano almeno cinque minuti a parlottare e ridere in favore di telecamere e obiettivi.

Quando arriva il suo turno, Pino Insegno la introduce con una citazione de “Il Signore degli Anelli” (“Popolo di Roma, verrà il giorno della sconfitta, ma non è questo il giorno”) che scalda la platea. E lei, immediatamente, parte con un discorso imperniato su una strategia vecchia come il mondo, ma di cui si è fatta nuova portatrice. La strategia del nemico centrata sul melonismo. Una disciplina comunicativa in cui ha fatto a gara con Enrico Letta, probabilmente avendone la meglio. “Dalle nostre parti, la politica è amore e non odio, è verità e non menzogna, è una missione al servizio dei cittadini e non è una crociata contro i propri avversari”.

Parole che subito restituiscono l’immagine di un bivio, lo stesso evocato (da ambo le parti) dall’inizio della campagna elettorale: o di qua o di là. Letta ci ha fatto un claim elettorale (“Scegli”), la Meloni lo ha sviluppato nei suoi discorsi. Nel discorso di Piazza del Popolo lo fa anche con alcune frasi che sono un po’ uno spot di strategia: “Grazie a quelli che hanno deciso di venirci ad ascoltare e di ragionare con la loro testa, dimostrando al mainstream che non erano sprovveduti come il mainstream sperava che fossero” e “grazie ai nostri sostenitori che hanno scelto di non farsi mediare il messaggio”.

A tutto ciò aggiunge una punta di sarcasmo, quando cita la preoccupazione, tra gli altri, del circolo del golf di Capalbio, degli influencer di TikTok, degli attori e dei cantanti.

Parole – tutte – che hanno l’obiettivo che è proprio di questa tecnica: individuare un bersaglio e compattare le truppe, già di per sè ben più motivate della parte avversa. Si va avanti parlando di immigrazione, pandemia, lavoro. Fino alla fine, quando esorta a combattere “fino all’ultimo voto”. È finita. La Meloni retrocede Berlusconi e Salvini dietro le quinte, Piazza del Popolo diventa Piazza del suo Popolo.

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