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Quattro poli, ma anche tre: la liquidità che non aiuta l’Opinione

Giornalista, comunicatore, fondatore di Velocitamedia.it
Quattro poli, ma anche tre: la liquidità che non aiuta l’Opinione

“Che l’opinione pubblica sia disorientata è un dato di fatto: a quarantacinque giorni dal voto non c’è ancora chiarezza nel numero e nella composizione dei poli”.

Livio Gigliuto, vicepresidente di Istituto Piepoli, fotografa come sempre con lucidità il quadro politico. Ma andiamo con ordine. Il Centrodestra, come ampiamente annunciato anche da queste colonne, è tornato compatto, ha adottato delle regole (per la scelta del presidente del Consiglio, ad esempio) e ha stilato il programma, che ora è al vaglio dei capipartito. E resta fermo, quasi immobile, come da manuale delle campagne elettorali.

Dall’altro lato? “Dall’altro lato c’è tanta frammentazione e anche un bel po’ di improvvisazione. Con una metafora calcistica – afferma Gigliuto -, potremmo dire che stiamo assistendo a delle trattative parallele condotte da Letta: ho preso Calenda, ma sulla fascia sinistra mi manca qualcuno. Quindi provo con la coppia Fratoianni-Bonelli. Riesco a prenderli ma lo stesso Calenda si sfila e a sua volta tenta con Renzi. Insomma, chiarezza in quello che doveva essere il Campo Largo ce n’è poca”.

Il tutto senza considerare il M5S. È chiaro come sia nel Pd che tra i grillini ci sia più di qualcuno che sta spingendo per riavvicinare i due partiti, tanto più ora che Conte ha posizionato nettamente il suo su posizioni progressiste e di sinistra. “Su questo ci sono un paio di elementi da considerare”, prosegue il vicepresidente di Istituto Piepoli. “Innanzitutto, l’accordo con Sinistra Italiana, da sempre all’opposizione del governo Draghi, ha fatto venir meno quel discrimine che viene invece ancora associato al M5S, e cioè aver causato la caduta l’esecutivo uscente. In sostanza, se ci si accorda con Sinistra Italiana, perché con il M5S non può essere possibile? In secondo luogo, l’inclusione dei pentastellati potrebbe dare un senso alla narrazione che Letta cerca di portare avanti, faticosamente e senza successo: stiamo insieme perché c’è un pericolo che proviene da destra e a cui vogliamo contrapporre una barriera”.

Non si riuscirebbe quindi a restituire ai cittadini la percezione reale di voler fare di tutto per contrapporsi a un Centrodestra a trazione Fratelli d’Italia. “Proprio così. Cosa che invece era riuscita ottimamente all’Unione. Così come oggi, si trattava di un cartello molto eterogeneo, ma che in nome di un valore (allora era il pericolo Berlusconi, oggi la difesa della Costituzione) aveva costruito una narrazione che era riuscita nell’intento di coinvolgere l’elettorato”. Può essere un problema di leadership, visto che nel Centrosinistra quella di Letta viene considerata poco mediatica. “Lo è. Probabilmente, il segretario del Pd ha tergiversato un po’ troppo non tanto nella sua proposta di erigere un muro a quello che definisce ‘il pericolo che viene da destra’, quanto nella capacità di comunicare l’importanza di un fronte anche così vasto ed eterogeneo. E oggi si porta dietro questa difficoltà nella narrazione. Ovviamente, Letta sa benissimo che l’accordo con Sinistra Italiana e con +Europa non basterà a mettere in difficoltà il Centrodestra. Ed è il suo stesso racconto a farlo capire. Sempre tornando alla metafora calcistica, pensava di avere per le mani un top player, il quale però poi non ha gradito la nuova alleanza”.

Proprio a proposito di Calenda: non sarà un po’ come Renzi, cioè valore reale di molto inferiore al valore percepito? Alla grandissima visibilità mediatica di queste settimane pare non corrispondere un ritorno in termini di percentuali. “Calenda ha già mostrato nelle amministrative di Roma di avere il colpo in canna, anche se naturalmente parliamo del suo territorio”, risponde Gigliuto. “Anche con Renzi dovrà per forza di cose arrivare a un compromesso, che però per lui più sarà accettabile di quello con Letta”.

Quella del Terzo Polo è un’iniziativa che vede i due partiti arricchirsi di alcune componenti. In Azione sono convogliati pezzi di Forza Italia (Maria Stella Gelmini, Mara Carfagna e altri), mentre Italia Viva ha stretto un accordo con Federico Pizzarotti e la sua Lista Civica Nazionale. “Si tratta di uno spazio che potenzialmente può arrivare al 15%. Ma deve essere raccontato bene. L’opinione pubblica vede il Centrosinistra debole e il Centrodestra spostato a destra, per cui potrebbe anche scegliere per questa terza via. A patto però che si comunichi un’immagine nuova dei due partiti, entrambi nati da costole del Pd. Ciò vorrebbe dire dare più spazio alle novità, cioè i ministri Gelmini e Carfagna da un lato, e Pizzarotti dall’altro. Gli elettori di Centrodestra devono trovare una ragione per votare due politici che prima erano nella loro coalizione, e questa ragione può essere solo nello spiegare le ragioni di un nuovo posizionamento”.

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