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Rapporto Istat 2021: sfiancati ma non sconfitti

Giornalista
Rapporto Istat 2021: sfiancati ma non sconfitti

Un paese sfiancato dalla pandemia ma non sconfitto – per citare un esortazione sapienziale – continuamente in stato di “crisi” e alla ricerca di una traiettoria riformista. Il rapporto istat 2021 presentato oggi alla Camera dei Deputati  traccia un quadro organico fornendo una cartina di tornasole per istituzioni e media ed indicare una mission (e speriamo una vision) al paese Italia. 

Partiamo dal fatto che soprattutto in tempi di pandemia con la sua intrinseca interdipendenza tra emergenze (sanitaria, economica, sociale) è emersa tutta l’urgenza  – detta in sintesi – di separare ma non contrapporre i fatti (e i numeri) dalle opinioni/interpretazioni, polarità  che in questi anni di diffusione di bufale e fake news si sono spesso sovrapposte fino a confondersi con esiti devastanti. In questo senso – come spiega il filosofo Remo Bodei – questo bombardamento  non prevede alcun confronto sulle idee, non ne contempla l’analisi né, tanto meno, produce forme di discussione, ecco che «tutte le opinioni diventano equivalenti. Non a caso si è parlato di “infodemia” ovvero di bulimia informativa nel flusso della “total audience”, sindrome dalla quale non si distingue il vero dal presunto, il puntuale dall’errore. L’emergenza sanitaria ( e la crisi economica e sociale che ne è seguita) ha  reso ancora una volta chiaro perciò  quanto sia vitale il ruolo dell’informazione statistica all’interno dei processi decisionali complessi, quale presupposto per scelte consapevoli e fondate sulla conoscenza. La crisi legata all’emergenza sanitaria – si legge nel report –  ha aggravato molte delle disuguaglianze strutturali che già caratterizzavano il nostro Paese, a partire da quelle riguardanti l’istruzione

Ne cogliamo una considerazione significativa poiché sta qui uno dei principali “nodi” culturali ancora non del tutto “processati” in questi anni  di globalizzazione ovvero come trovare una quadra nel rapporto tra quantità e qualità delle informazioni ricevute a qualità dell’elaborazione e del discernimento delle stesse.

Ci ricordiamo la famosa differenza – alle elementari – tra lordo, netto e tare? Ebbene torniamoci su a sapremo di cosa stiamo parlando.  La cronaca di questi anni ci offre due esempi – seppur antipatici  per alcuni lettori ma drammaticamente veri  – di quel che molti chiamano  “deficit di competenze” nel nostro paese: il primo riguarda l’analfabetismo funzionale dove l’Italia è ai primi posti (il 4°) dell’area Ocse per la maggiore incidenza di adulti con problemi di corretta comprensione delle informazioni (fanno peggio solo Indonesia, Turchia e Cile). Speculare a questo terribile dato la mediocre competitività nello spettro delle performances (concorsi pubblici, colloqui tecnici nelle aziende).  In fatto di crescita (non solo volumi e fatturati) l’Italia rimane paradossalmente un allievo che non mette la frutto le capacità, insomma è bravo ma non si applica.  Ne viene fuori una bella fetta di  classe dirigente composta da battitori liberi con poca coscienza di sé e del proprio rapporto con la collettività. E più in generale, viviamo in un contesto di comunità destrutturata, devitalizzata, a tratti egoista e che si aggrappa alle (poche) esperienze unitive per definirsi una cosa sola.

Ci sono segnali di ripresa? Sì ma il rischio è che quest’anno ci porti ad un rimbalzo in qualche modo episodico ma non come premessa per una ripresa strutturale. Bisognerà partire dai fondamentali come la scuola, la crescita demografica, i giovani, il merito.  La lettura del Rapporto Istat dunque non è roba solo da addetti ai lavori ma – a mio modesto avviso – un vademecum rigoroso su cui basare il discorso pubblico dei problemi del paese e poter dire con il presidente dell’Istat che il nostro è un paese che comincia a riprendere ritmi e tempi di vita vicini alla normalità

Leggi il Rapporto Istat 2021 qui 

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