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Riconoscimento alla cefalea cronica primaria come malattia sociale

Riconoscimento alla cefalea cronica primaria come malattia sociale

Ieri, 8 luglio, in Senato, con l’approvazione del DL 1425, abbiamo finalmente riconosciuto la cefalea primaria cronica come malattia sociale e invalidante. Con 235 sì, 2 contrari e nessuna astensione la cosiddetta “malattia invisibile” è stata riconosciuta come malattia sociale dando una risposta concreta a milioni di persone, in prevalenza donne, che purtroppo ne soffrono. Una legge molto attesa da ben 3 legislature. Un articolo unico dove si parla di diagnosi: “La cefalea primaria cronica, accertata da almeno un anno nel paziente mediante diagnosi effettuata da uno specialista del settore presso un centro accreditato per la diagnosi e la cura delle cefalee che ne attesti l’effetto invalidante, è riconosciuta come malattia sociale, per le finalità di cui al comma 2, nelle seguenti forme:a) emicrania cronica e ad alta frequenza; b) cefalea cronica quotidiana con o senza uso eccessivo di farmaci analgesici; c) cefalea a grappolo cronica; d) emicrania parossistica cronica; e) cefalea nevralgiforme unilaterale di breve durata con arrossamento oculare e lacrimazione; f) emicrania continua.” La diagnosi è fondamentale, ed è al centro di questo provvedimento, quando riconosciamo una malattia sociale, riconosciamo anche dei benefici alle persone che ne soffrono, quindi è ancora più importante fare una diagnosi precisa anche per accertare la cefalea come primaria e non come sintomo di un’altra malattia. La cefalea cronica è la terza malattia invalidante del sistema nervoso nel mondo, una recente ricerca del Censis ci dice che a soffrirne nel mondo è circa il 12% delle persone, in Italia parliamo di 8 milioni di persone, in prevalenza donne: “il 18,3% è costituito da uomini, mentre l’81,7% è di genere femminile. Considerando la variabile anagrafica emerge un’età media piuttosto bassa: il 20,3% è rappresentato da 18-34enni, il 37,1% da 35-44enni, il 30,6% da 45-54enni ed infine l’11,9% da 55-65enni. In merito allo stato civile, il 67,3% risulta coniugato/convivente, mentre i celibi/nubili sono poco più di un quarto dei rispondenti (25,4%)”. Quindi ne soffrono di più le persone giovani, quelle in età da lavoro, addirittura i ragazzi a scuola. Una tra le malattie più invalidanti, con alti costi sociali ed economici che impatta moltissimo sul mondo del lavoro. Basti pensare che i sintomi sono nausea, vomito, sensibilità alla luce e al suono con conseguente perdita di concentrazione – quindi ci sono delle persone che non sono in grado di andare al lavoro -. Con questa legge chi ne soffre potrà godere di tutele sociali e lavorative. Inoltre si prevede che, con decreto del Ministro della salute, previa intesa in sede di Conferenza Stato Regioni, saranno individuati progetti sperimentali di metodi innovativi per la cefalea primaria. È importante che questo percorso diagnostico-terapeutico sia uniforme in tutto il territorio nazionale. Abbiamo sperimentato, in seguito al Covid-19, le difficoltà date dalle disuguaglianze del Servizio Sanitario nelle nostre Regioni sia nelle strutture che sulla medicina di territorio per questo l’uniformità dell’accesso, anche alle cure e al riconoscimento della cefalea cronica come malattia invalidante, è molto importante. Il percorso che porta al riconoscimento e alla diagnosi della cefalea è lungo e difficoltoso, a complicare il processo di emersione della patologia concorrono diversi fattori, spesso interconnessi tra loro, e il ricorso e l’individuazione del professionista giusto non è sempre immediato, per questo è urgente e necessario superare gli squilibri territoriali e rafforzare la medicina territoriale con la creazione di équipe preparate sul territorio con il rafforzamento delle aggregazioni funzionali territoriali: creazione di gruppi di medici specialisti dal neurologo allo psichiatra, all’oculista, all’otorino, dal cardiologo al dentista che possano affrontare al meglio questa malattia.

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