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Senza i ‘piccoli’ non ci sarebbe l’Italia che conosciamo

Esperto di politiche attive del lavoro
Senza i ‘piccoli’ non ci sarebbe l’Italia che conosciamo

Il tema della ripresa economica e produttiva è fondamentale per la ripartenza del Paese, per poter sopravvivere, non solo per ricominciare a vivere. All’interno del quadro già profondamente drammatico legato all’emergenza sanitaria da coronavirus, rischiamo di perdere quella che è stata la vera forza del tessuto economico italiano. Una fonte di ricchezza e di sostentamento per il nostro Paese, ma anche una rete di welfare diffuso che sta venendo meno all’improvviso. Perderanno la loro capacità di sostentamento quelle fasce di lavoratori cui la struttura di garanzie statali ha sempre offerto meno. Sto parlando dei cosiddetti piccoli, liberi professionisti, imprenditori, artigiani, commercianti, cooperatori, donne e uomini che hanno tenuto alto il nome dell’Italia nel mondo, grazie alle loro capacità imprenditoriali e professionali. Che hanno costruito quella tensione resiliente che ha sostenuto il sistema nella crisi finanziaria ed economica post 2008.

Per capire la loro importanza basta solo ripercorrere alcuni titoli degli studi e delle ricerche che li riguardano. Ne cito tre: Piccoli. La pancia del paese (di Dario Di Vico), Lunga vita all’impresa familiare (di Lia Tirabeni), La grandezza dei piccoli. Lo Statuto delle imprese: una rivoluzione copernicana (di Raffaello Vignali). Per comprendere, invece, le difficoltà in cui si sono sempre dovuti arrabattare coloro che hanno voluto mettersi in gioco leggete il titolo di questo manuale, L’IVA funesta. Come aprire una partita IVA e sopravvivere per raccontarlo (di Fulvio Romanin): chiarissimo.

L’annuario statistico ISTAT ci dice che in Italia le imprese di piccolissima dimensione (0-9 addetti) rappresentano il 95,2 per cento delle imprese attive e il 46,1 per cento degli addetti, di cui il 60,8 per cento sono lavoratori indipendenti. Al Sud queste percentuali crescono significativamente. Andiamo oltre la retorica delle posizioni offensive e caricaturali. Oltre la facile contrapposizione tra chi pensa che i piccoli imprenditori sono tutti evasori e chi sostiene che i lavoratori dipendenti sono “pelandroni garantiti”. I numeri ci dicono cosa rappresentano i sistemi delle piccole e micro imprese, della cooperazione e del terzo settore, delle imprese individuali, delle S.n.c. e dei liberi professionisti (siano essi iscritti o meno ad Albi e Ordini) per il tessuto sociale italiano.

È a rischio la sopravvivenza dell’Italia come la conosciamo, dei suoi ingegni, dell’arte fatta prodotto, della tradizione commerciale, del tessuto delle libere professioni su cui si è innescato lo spirito repubblicano, della sua capacità di aggregarsi e rendere le comunità imprese come ha fatto il movimento cooperativo. La povertà di tutti questi soggetti significherà la povertà per le famiglie italiane. Donne e uomini, imprenditrici e imprenditori che non sono abituati a chiedere, ma a rimboccarsi le maniche e a fare da sé. Tutti loro si troveranno totalmente disorientati, in profonda crisi nel doversi affidare ad un sistema di assistenza per la povertà.

Queste donne e questi uomini si sentono oggi profondamente offesi dai 600 euro: è un fatto. Sono stati costretti a fare la coda davanti ad un computer. In moltissimi non sono riusciti a collegarsi alla piattaforma informatica dell’INPS. Troppi hanno visto dati di altri. Ci preoccupiamo della privacy violata se usassimo applicazioni per monitorare i contagiati e poi rendiamo visibili dati sensibili delle persone a perfetti sconosciuti!

So che i 600 euro riguardano una platea minore di tutte le categorie che ho citato nel testo. Nel nostro Paese esiste per fortuna un sistema di ammortizzatori sociali complesso e articolato capace di proteggere molti. So altrettanto bene per esperienza di vita, ancor prima che per esperienza politica e professionale, che il messaggio veicolato in questo periodo dalla politica sta spezzando le reni a chi ha creduto che in questo Paese si potesse intraprendere. Tutti hanno accettato i provvedimenti contenitivi e di distanziamento sociale, ma “i piccoli” sono stati colpiti nella loro dignità.

Serve subito un provvedimento ad hoc, di sostegno universale rivolto a chi decide di continuare a investire nella propria impresa e nella propria professione. Un provvedimento che cancelli e non sospenda semplicemente i pagamenti dovuti, che preveda che sia lo Stato a essere garante per locazioni, affitti, noleggi al fine di consentire la ripartenza. Va rivisto profondamente il sistema del credito, che sospenda e rielabori subito gli accordi di Basilea consentendo prestiti a lunghissimo termine, con garanzie molto vicine alla semplice volontà di andare avanti.

Serve debito, sì. Non mi piace dirlo. Lo pagheranno le future generazioni, purtroppo. Ma ci serve per continuare ad essere quel “bel Paese” che tutti potranno vivere e rendere migliore. Solo così nessuno resterà sul serio indietro, solo così si potrà siglare una nuova alleanza con chi ha contribuito a fare grande l’Italia.

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