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Servirà un riformismo “umano”

Esperto di politiche attive del lavoro
Servirà un riformismo “umano”

Le angosce, i timori e i turbamenti di queste settimane rendono sempre più complesso e arduo il compito di chi deve dare risposte e indicare soluzioni operative. Primi tra tutti i politici. L’obbligo ad una forzata ed immediata assunzione collettiva di responsabilità è arrivato all’improvviso, senza chiedere il permesso. Tutto questo succede proprio nell’epoca dei populismi, dei rigurgiti nazionalisti e nell’immersione “social” dei nostri usi e costumi. Ecco perché dovremo ridiscutere le modalità di esercizio della scelta democratica e liberale.

E’ bene che non ci si lasci travolgere. L’obiettivo è quello di difendere le conquiste delle democrazie occidentali e di dare risposte alle persone oggi disorientate e spaventate. La conservazione e ridefinizione del patto sociale sarà uno dei compiti che ci aspettano. La perdita, seppur temporanea, della fisicità cui era abituato l’esercizio democratico del processo decisionale non è da sottovalutare. Anche in questo caso le conquiste tecnologiche e digitali vanno sfruttate al meglio senza che diventino né un boomerang né un alibi.

La direttrice in cui muoversi, nell’eterno pendolo tra chi propone soluzioni fortemente individualistiche e coloro che ripongono fiducia fideistica nella programmazione pubblica, va individuata nella prospettiva “personalistica e comunitaria. Rinnoviamola, aggiorniamola e adeguiamola al tempo eccezionale che viviamo. Recuperiamo la phronesis aristotelica, l’idea del “giusto mezzo” e la saggezza pratica come modus operandi.

Trovarsi costretti ad essere comunità è molto diverso dallo scegliere di essere comunità. Il nostro essere liberi ci spinge a fare le cose perché scegliamo di farle. Molte voci si sono alzate contro le prescrizioni delle autorità durante questi giorni. La più grande emergenza globale dopo la seconda guerra mondiale ha costretto ad imporre regole e divieti. Come conciliare la battaglia al Coronavirus con il nostro diritto alla privacy e alla riservatezza? E’ veramente in discussione la nostra libertà?

L’isolamento in cui viviamo è estremamente impattante. Ci può aiutare il filosofo francese Emmanuel Levinas. La sua intera riflessione filosofica parte dall’isolamento dell’io e dalla necessità che l’essere umano ha di incontrare l’altro per essere consapevole della propria esistenza. Dice Levinas, “Egli (l’altro) mi guarda, tutto in lui mi guarda, niente mi è indifferente”. Oggi, se costretti ad uscire, scorgendo lo sguardo di chi incontriamo, lo vediamo da dietro una mascherina. Riconosciamo paura e sofferenza, ma anche grande coraggio e speranza. Tutto questo resterà impresso nella nostra memoria e segnerà profondamente il nostro modo di costruire e di immaginare il futuro.

Non cambierà tutto solo dal punto di vista economico. La politica dovrà modificare il modo di comunicare e di costruire percorsi di partecipazione democratica. “Nulla sarà come prima”?  E’ vero solo in parte. La tensione relazionale e comunitaria continuerà non solo ad esistere, ma sarà molto più forte. Il nostro rapporto con il sistema dei diritti e dei doveri muterà. Saremo costretti a ridefinirli e a praticarli in modo diverso.

Pensiamo alla prima parte dell’articolo 32 della Costituzione. Essa ha già in sé un profondo senso comunitario: “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti”. La salute non è, infatti, solo uno dei diritti fondamentali ed inviolabili della persona, ma è anche un interesse della collettività che non esisterebbe senza la relazione con quella persona e tra le persone.

E’ vero che queste suggestioni sono solo semplici tracce di ragionamento e non debbono distrarre dall’affrontare l’emergenza. L’#iorestoacasa in cui viviamo e le nuove abitudini che caratterizzeranno la lenta ripresa devono però interpellare profondamente le forze politiche che si richiamano al riformismo. La loro capacità di dettare l’agenda della ricostruzione non solo economica, ma anche sociale, sarà fondamentale sia per la ristrutturazione delle infrastrutture democratiche del Paese sia per fronteggiate le tentazioni totalitariste e isolazioniste già invocate da più parti. Servirà un riformismo non intransigente. Una responsabilità enorme, che solo un riformismo “umano” e sociale, non solo economico, può assumersi sulle spalle.

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