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Siamo maturi: vogliamo che ci venga detto come stanno le cose

Esperto di politiche attive del lavoro
Siamo maturi: vogliamo che ci venga detto come stanno le cose

Questa riflessione ha moltissimo di personale e probabilmente un po’ mi costerà. Mai come in questo periodo abbiamo visto quanto la dimensione politica si leghi a quella personale. Ansie e paure, timori e affetti non sono solo toccati dalle scelte politiche, anzi, spesso le condizionano e le guidano. E la storia non è priva di esempi di chi ha gestito il consenso personale facendo leva sulla paura.

Insieme ce la faremo? – In molti sono stanchi, accettare questo lockdown è sempre più pesante. Cresce l’insofferenza verso persone che continuano a dirci cosa fare, che nella maggior parte dei casi non conosciamo ed alle quali non attribuiamo alcuna legittimità politica o scientifica. Non basta più ammiccare sussurrando “insieme ce la faremo”.

I cittadini non sono minus habens da irretire pensando che uno sportivo, un cantante, un attore, in quanto ritenute figure prestigiose, e quindi affidabili e credibili, entrino in casa loro per dire cosa fare. Saranno senza dubbio dei protagonisti nella loro professione, massimo rispetto. Siamo, magari, anche loro ammiratori o tifosi, ma pensiamo sul serio che gli venga riconosciuta qualche competenza per spiegare cosa va fatto in caso di una pandemia?

Anche io faccio fatica. Da settimane vengo costantemente e incessantemente, come tutti, subissato dai tanti “insieme ce la faremo. Quello di cui sono alla ricerca però, è sapere cosa sta succedendo, voglio che mi siano comunicati dati statistici credibili. A quanto ammonta ogni giorno il tendenziale previsionale R? Quali sono le possibili previsioni sull’evoluzione della pandemia? Cosa viene fatto per affrontare il problema? Cosa succederà alla nostra economia continuando a tenere quasi tutto fermo?

Nessuna logica paternalistica – Se fosse possibile con una voce sola e non con la babele di messaggi spesso contraddittori tra loro, evitando conferenze stampa surreali che seguono una logica paternalistica. Sono un libero cittadino, non un suddito e siccome questo Paese ha contribuito a determinare la mia formazione: ho il diritto al rispetto della mia intelligenza.

Non posso ascoltare dirigenti del Ministero della Salute dire che fin da gennaio era pronto un piano secretato, che è stato seguito ma non reso pubblico, per non creare allarmismi nella popolazione. Io voglio sapere. Due mesi di chiusura imposti ad un Paese democratico secondo voi non hanno suscitato alcun allarmismo? Nessuno si è divertito come un pazzo. Decine di migliaia di morti, le garanzie costituzionali sospese, decreti del Presidente del Consiglio a raffica (so che il tema non appassiona i più, ma c’è tutto), imprese chiuse e l’economia devastata non sono un simpatico intermezzo. Informo che tutto questo sta suscitando un fortissimo allarmismo.

La competenza è ancora una virtù? – Una classe politica è tale se si assume le sue responsabilità. La scienza procede in via sperimentale, ovviamente non può essere esatta, ragiona per ipotesi, che devono essere discusse, confrontate, verificate e provate. Solo allora possono diventare percorsi proponibili. Alla scienza non va chiesto di decidere per noi, non può, ma soprattutto non lo deve fare. Nessuno deve scegliere per un altro: il libero arbitrio è scolpito nella cultura occidentale. La politica è una scienza ancora meno esatta. Quando non è gestita da incapaci è competenza, esperienza, cultura, immaginazione, coraggio, capacità di assumersi le proprie responsabilità, all’interno di un progetto e di un orizzonte temporale.

Ritengo che la competenza debba ancora essere considerata una virtù. A chi ci governa va chiesto di fornire gli elementi per potere comprendere, seguire e poi giudicare. Di questa gestione quantomeno problematica, dobbiamo ringraziare coloro che teorizzavano che il prerequisito ideale del politico stesse nella sua assoluta incompetenza, che dovesse essere solo un portavoce, che uno vale uno. Aver dato dignità e ribalta ai “no vax”, ai terrapiattisti, alla presunzione che qualche minuto di navigazione su internet potesse sostituire studio, esperienza, lavoro sul campo di decenni, ha aggiunto danni ai danni.

Alla paura mista ad uno stato di spaesamento, tipiche di questa epoca di globalizzazione e straordinarie trasformazioni tecnologiche, si è aggiunta l’illusione della semplificazione. Non tutto è infatti semplificabile e, soprattutto, non tutto è immediatamente comprensibile a tutti, e problemi complessi hanno molto raramente soluzioni semplici e di immediata attuazione.

Io voglio partecipare – I nodi sono venuti al pettine. Sono settimane che non abbiamo una prospettiva, dei punti di riferimento credibili, non certi, ma credibili. Non si può pensare di governare solo o sempre con l’esercizio costante del pregiudizio, dell’ideologia separata dalla realtà. Non ci si può non porre il problema di scrivere norme comprensibili, semplici e che possano essere concretamente applicate. Ed ancor più, non si governa senza riconoscere il valore essenziale del compromesso. Sì del compromesso: ingrediente indispensabile per qualsiasi convivenza civile, strumento insostituibile per governare libere e democratiche comunità.

Servono leader veri. Non siamo una massa di pecore che va protetta perché non in grado di discernere. Io non voglio essere protetto, voglio essere coinvolto, voglio capire e partecipare da cittadino a cui si deve rispetto, spiegazioni logiche, tesi argomentate ed ipotesi da condividere. Sì! Io voglio partecipare.

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