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Spazio Co-blogging – Il Gender gap nella vita familiare

Esperto di politiche energetiche e sviluppo commerciale
Spazio Co-blogging – Il Gender gap nella vita familiare

Nello spazio co-blogging di oggi vi propongo una riflessione determinante, necessaria, soprattutto in questo periodo drammatico e inusuale che stiamo vivendo, dell’amica Gaia Raisoni, riguardo le rinunce, le limitazioni che ancora una volta sono le madri, le donne a dover compiere, favorendo una nuova ondata di diffusione di uno stereotipo antico, antiquato, ingiusto.

Buona lettura!

Il gender gap nella vita familiare – Gaia Raisoni

L’Italia non è un paese per bambini. E bene ha fatto la ministra Elena Bonetti ad indicare il bisogno di mettere il bambino al centro della riapertura. Ma l’emergenza Coronavirus e il relativo lockdown ha fatto emergere quanto ancora oggi la gestione familiare ricada sulla madre.

La chiusura delle scuole e lo smartworking ha messo tutto il nucleo familiare nello stesso momento e all’interno degli stessi spazi a svolgere compiti differenti, ma tra di loro non meno importanti.

Chi in questi mesi ha lavorato e sta continuando a fare smartworking sa bene quanto siano frequenti le conversazioni telefoniche o le call. I genitori di bambini in età scolare devono coordinarsi con le lezioni online, le fotografie e il relativo caricamento e/o invio dei compiti, oltre al fatto che non tutte le aziende forniscono device elettronici per il lavoro da casa e il computer domestico deve essere condiviso sia dai lavoratori sia dai discenti, con difficoltà legate ai tempi da rispettare così come alla qualità del lavoro.

Le mamme lavoratrici sono quelle che a Pasqua hanno già organizzato l’estate dei figli. Perchè alla mamma lavoratrice serve pianificazione. La situazione incerta dovuta all’emergenza Covid-19, non permette alle madri di strutturare un “piano di battaglia” adeguato, sentendosi per prime in dovere di richiedere congedi aggiuntivi, ferie se non addirittura rinunciare al lavoro, con gravi conseguenze, tra cui la propria realizzazione personale. Non tutte le famiglie possono contare su baby sitter che già conoscevano e pensare di mettersi a cercarne ora sembra davvero difficile. Se la proposta della Ministra Bonetti di creare una rete di volontari e studenti universitari che possano supportare le famiglie con la didattica online, può supplire ad una reale difficoltà, soprattutto quando i genitori torneranno al lavoro, il tema della cura – soprattutto dei bambini più piccoli – rimane incerta. Con importanti conseguenze sulle donne.

Ecco che quindi sempre più donne si chiudono in una stanza insieme ai bambini per permettere al papà di lavorare. E i bambini di oggi, ovvero i futuri uomini di domani, cresceranno, ancora, con stereotipi che saranno sempre più difficili da superare. Il lavoro part-time resta ancora una prerogativa quasi esclusivamente femminile e la conciliazione vita-lavoro resta un affare per donne. Quella della cura familiare, dei bambini (così come degli anziani), sembra essere una battaglia, in primis culturale, che deve partire dalle donne. Se la politica sta procedendo per dare sempre di più la possibilità ai padri di avere una parental leaving adeguata, deve passare sempre più all’interno della famiglia il messaggio che i figli non sono solo delle donne. Che anche il papà possa prendere un part time. Che anche un papà possa andare ad acquistare i vestiti ai propri figli. Con buona pace delle nonne.

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