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Tre domande per Andrea, operatore turistico a Milano

Intervista ad Andrea, operatore turistico

Tre domande per Andrea, operatore turistico a Milano: dopo aver chiacchierato con filosofi e pensatori, abbiamo doverosamente pensato di scendere nel mondo reale. Tra i vari settori toccati dalla crisi, c’è n’è uno particolarmente colpito, e rappresenta una delle principali risorse del Bel Paese: il turismo. Una città come Milano, inoltre, ha delle caratteristiche intrinseche, legata alla sua vocazione business, nonostante l’Expo del 2015 abbia offerto nuove chance anche dal punto di vista del turismo vacanziero. Ebbene, nel post-Covid, assistiamo, ad una chiusura quasi totale degli alberghi di fascia medio-alta, con pochissime prospettive di riapertura, prima della fine dell’anno. Non ci sono fiere, non ci sono eventi, la mobilità è limitata. Impensabile restare aperti, considerando gli ingenti costi di gestione. Per questa ragione, abbiamo intervistato Andrea B. (il cognome rimarrà anonimo, per ragioni di privacy): non un dirigente, non un responsabile di categoria, ma un LAVORATORE, che, come tanti altri dovrebbe usufruire della Cassa Integrazione. E’ proprio così? E, soprattutto, di quanti soldi si tratta? Ecco il resoconto di questa piacevole chiacchierata.

 

  • Andrea, tu lavori nel settore turistico, impiegato in un grande albergo milanese, che, però, da quando è scoppiata la pandemia è rimasto chiuso, a tempo indeterminato. Tu ed i tuoi colleghi siete stati messi in cassintegrazione. Prima domanda, molto banale: hai ricevuto i soldi?

 

Il 22 Febbraio, quando è giunta la notizia del palesarsi del virus sul territorio italiano, stavo ritornando dal funerale di mia nonna ultracentenaria di origine emiliana, deceduta per cause legate alla sua longeva esistenza. Durante la cerimonia funebre, i miei nipoti hanno recitato una preghiera per le vittime del coronavirus (al momento, cinesi, sudcoreani e iraniani): quasi con ilarità, i partecipanti al funerale si sgomitavano, divertiti da un’orazione tanto bizzarra. Eravamo tutti ignari di quello che sarebbe accaduto di lì a qualche ora.

Lavoro da anni in un hotel a 4 stelle, in zona Gae Aulenti: durante quella settimana, era in corso la settimana della moda, con tutti gli eventi collegati. Nel giro di qualche ora dalla notizia, si sono susseguite decine di cancellazioni. Gli ospiti dell’Hotel, inoltre, chiedevano di partire repentinamente, per paura di rimanere intrappolati.

Ad ogni giorno che passava, l’occupazione delle camere scendeva in picchiata, a soglie che non potevano conciliarsi con una normale attività lavorativa: il 9 Marzo, la dirigenza della struttura ha deciso di chiudere l’hotel, mettendo in cassa integrazione tutti i dipendenti.

Il settore turistico ha usufruito, nella quasi totalità, del Fondo di Integrazione Salariale (FIS) che, secondo le indicazioni della politica, sarebbe dovuto entrare nelle casse dei lavoratori in tempi brevi: per Giuseppe Conte, addirittura entro il 15 Aprile.

Ad oggi, 10 Giugno, non ho ancora ricevuto nulla di quanto prospettato e, nonostante le ripetute scuse del Presidente del Consiglio, la confusione riguardo all’erogazione regna sovrana.

 

  • Da quando è scoppiata la pandemia, noi italiani siamo diventati esperti di Cassa Integrazione, e sappiamo che, qualora la si riceva, corrisponde all’80% dello stipendio. È così?

 

Nei giorni successivi alla chiusura dell’Hotel, le notizie relative alle modalità di elargizione del FIS e del suo ammontare erano alquanto sommarie. Tuttavia, le rassicurazioni delle parti sociali e dell’INPS (Ente finale erogatore) facevano pensare ad una certa celerità, considerata la straordinarietà della situazione e l’impossibilità di ricercare nuove fonti di sostegno, a seguito della quarantena.

Riguardo le tempistiche dell’erogazione da parte dell’INPS , coloro i quali avevano già usufruito di tale strumento (cassa integrazione ordinaria) parlavano di una erogazione trimestrale cumulativa: a distanza di tre mesi dalla approvazione della richiesta, sarebbero stati elargiti tre mesi di cassa integrazione.

Non è andata così: coloro i quali hanno ricevuto il FIS ai primi di Giugno, hanno visto accreditarsi unicamente la parte di Marzo non lavorata.

Per motivare questa anomalia, si è parlato di Cassa integrazione in deroga: in deroga a chi ? Alle Regioni, le quali, però, dovevano affrontare l’emergenza sanitaria e si sono viste così addossare anche l’attenzione e le responsabilità della erogazione di tale misura.

ll FIS, dal punto di vista tecnico, è, dunque, una cassa integrazione ordinaria in deroga alle regioni.

In data 7 Aprile, ricevo comunicazione dell’approvazione della pratica da parte dell’INPS. Sfogliando l’informativa, scopro, con mia grande sorpresa, che l’ammontare dell’assegno non corrispondeva all’80% del salario.

Si parla, infatti, di una proporzionalità, legata a un tetto massimo di €939,89 lordi ( IRPEF e riduzione L. 41/86 non inclusi), per retribuzioni lorde uguali o inferiori a €2159,48 o ad un tetto lordo massimo pari a €1129,66 per salari uguali o superiori a € 2159,49 (vd. circolare INPS del 10 febbraio 2020).

Fatti due calcoli, mi rendo subito conto che si sta parlando di cifre ben al di sotto dell’80% ventilato: infatti, da prospetto INPS, mi sono stati calcolati per 22 giorni ( dal 9 al 31 Marzo ) la bellezza di €536,33 netti. All’incirca, il 40% del mio normale salario, con data di addebito 15 Giugno.

Che dire? Probabilmente, la quota di FIS del mese di Aprile-Maggio-Giugno sarà più pingue ( intorno agli €700,00 ), ma sempre ben al di sotto della fatidica quota dell’80%.

Infine, la sua erogazione, relativa alle prime 9 settimane, come stabilita dal Decreto Cura Italia, ancora latita per i giorni relativi ad Aprile e Maggio.

Davvero difficile pensare di affrontare un periodo medio lungo a queste condizioni, a meno di non rivolgersi a soluzioni meno legali: il mio auspicio è che si intervenga per modificare i tempi e gli importi.

 

  • In questo periodo oscuro della storia, il governo ha trovato delle soluzioni originali per affrontare la crisi: il bonus monopattino, il bonus bicicletta, ed addirittura il bonus vacanze, che dovrebbe rivitalizzare il tuo settore. Ti senti vicino a questi provvedimenti? Ti stanno aiutando nella vita quotidiana?

 

In primo luogo, una piccola premessa sul mondo genericamente definito come TURISMO: il comparto turistico è molto variegato, a seconda delle tipologie di strutture ricettive e della loro ubicazione. Un hotel non è un ostello, un agriturismo, un B&B, una stazione termale o un campeggio: la sua collocazione territoriale ne indica la specificità di mercato, e ne caratterizza il flusso di persone che usufruiscono dei suoi servizi. A questo comparto, sono connessi, in maniera assai stretta, tutti quei settori direttamente legati ai servizi cui gli utenti delle strutture ricettive possono usufruire (ristoranti , bar, musei, guide turistiche, compagnie operanti nel trasporto aereo e ferroviario, noleggio auto, ecc). Genericamente, possiamo distinguere 2 grossi segmenti: Business Hotel e Leisure Hotel. Operare in ambito business, dove l’incidenza degli ospiti è legata al mondo del lavoro, sia esso congressuale o fieristico, è ben differente da quello turistico vacanziero. Il quale, a sua volta, può essere diversificato in turismo stanziale (villaggi, campeggi), ovvero il turismo” mordi e fuggi” tipico delle città d’arte.

Negli ultimi anni, anche a causa della perdita di competitività nel settore produttivo e industriale, si sono create molte opportunità di lavoro in questo grande pentolone, dove turismo ed enogastronomia hanno fornito all’economia italiana un contributo che oscilla intorno al 15% del PIL nazionale annuo, che durante i mesi estivi sfiora percentuali assai più alte.

A fronte di tutto ciò, la considerazione dimostrata dalle attuali classi dirigenti è stata – eufemisticamente – freddina e confusionaria, con poche iniziative mirate a sopportare il necessario blocco delle attività.

Genericamente, è stata posticipato a tutti i settori il pagamento dell’IVA trimestrale e dell’IRAP, e, a fronte di un crollo del 95% dell’occupazione, è stata proposta una serie di prestiti a tasso agevolato, per migliorare la liquidità, lasciando il costo dei dipendenti alle miserie di una latente cassa integrazione.

Per non parlare, poi, dei voucher, intesi come cessione del credito all’albergatore, o delle polemiche sui passaporti sanitari, che proibirebbero lo spostamento di persone tra regioni. Misure troppo deboli!

L’immissione di liquidità a fondo perduto, per far fronte alle innumerevoli spese di un settore che basa sul servizio la sua principale forza, è da ritenersi una delle richieste fondamentali per poter ripartire, a meno che non si voglia procedere alla dismissione di migliaia di risorse, non appena cadrà il paracadute dei licenziamenti, in vigore fino al 31 ottobre (in attesa di proroga fino a tutto dicembre 2020).

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