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Un “No” che possa far rialzare la testa ai riformisti

Esperto di politiche attive del lavoro
Un “No” che possa far rialzare la testa ai riformisti

“La realizzazione di un sistema di ispirazione federale richiede un cambiamento della struttura del Parlamento. Il Senato dovrà essere trasformato in una Camera delle Regioni, composta da esponenti delle istituzioni regionali che conservino le cariche locali e possano quindi esprimere il punto di vista e le esigenze della regione di provenienza. Il numero dei Senatori (che devono essere e restare esponenti delle istituzioni regionali) dipenderà dalla popolazione delle Regioni stesse, con correttivi idonei a garantire le Regioni più piccole. Le delibere della Camera delle Regioni saranno prese non con la sola maggioranza dei votanti, ma anche con la maggioranza delle Regioni rappresentate. I poteri della Camera delle Regioni saranno diversi da quelli dell’attuale Senato, che oggi semplicemente duplica quelli della Camera dei Deputati. Alla Camera dei Deputati sarà riservato il voto di fiducia al Governo. Il potere legislativo verrà esercitato dalla Camera delle Regioni per la deliberazione delle sole leggi che interessano le Regioni, oltre alle leggi costituzionali.” (Tesi numero 4 dell’Ulivo)

Quale è lo strano virus che ha colpito i riformisti che voteranno sì alla prossima consultazione referendaria? Esiste sul serio una linea, anche sottilissima, che lega una delle principali tesi dell’Ulivo, una delle colonne portanti del riformismo italiano con l’armamentario giustificativo che può spingere qualcuno a dire che serve semplicemente ridurre il numero dei Parlamentari?

L’unica giustificazione che hanno, e che purtroppo sta impedendo a molti di esprimersi chiaramente per il no, è la ragione di governo. Non sono così ingenuo da non comprenderne la portata. E se cade il Governo? E se andiamo a nuove elezioni? Chi gestirebbe il post pandemia, in che mani lasceremmo il Paese nel pieno della più grande crisi dopo la Seconda Guerra Mondiale? Possiamo affidarci al becero sovranismo di Salvini e Meloni? Capisco, sul serio capisco. Ma si abbia il coraggio di dirla così, chiaramente! Legittimo. Il passaggio che ha portato alla nascita del Conte II è stato necessario ed è stato sorretto dalle stesse giustificazioni. L’ho compreso, accettato, seppur mal digerito.

Oggi però tocchiamo la Costituzione, e invece che andare verso una riforma che riveda il bicameralismo perfetto, cosa che voleva fare anche la Riforma Costituzionale Renzi-Boschi, da cui non sono partito nel ragionamento onde evitare risposte da antirenzismo con la bava alla bocca che poco hanno di merito e molto di populismo militante, noi riduciamo semplicemente il numero dei parlamentari.

La nuova categoria del “riformista per il sì” ci dice che questo è il primo passo per arrivare a quello che volevamo, al Sole dell’Avvenire. Sono passati ventiquattro (24) anni dalle tesi dell’Ulivo e siamo riusciti a fare poco o nulla di quello che volevamo sul piano delle riforme istituzionali e ci viene detto che, dopo la riduzione del numero dei parlamentati, di colpo saremo in grado di modernizzare il Paese eliminando il bicameralismo paritario e di istituire una Camera in grado di dirimere tutte le questioni legate al rapporto Stato/Regioni ed Enti Locali. Dio solo sa quanto ce ne sarebbe stato bisogno in questi mesi del Senato delle Regioni per fronteggiare l’emergenza Covid ed evitare lo scontro tra Governo e Regioni, tra Ministri e Governatori, tra Sindaci e resto del mondo rispetto ai provvedimenti da adottare. Veramente si può pensare che questo Parlamento ci porterà alla Riforma Costituzionale per cui abbiamo lasciato così tanti anni di militanza politica sul campo?

Non sarà così e ancor peggio. Il numero di Parlamentari sarà più basso e quindi il sistema di cooptazione dei fedeli ai capi bastone ed ai capi corrente di tutti i partiti e movimenti sarà ancora più semplice. Tutto dipenderà sempre più dal capo e dalla comodità di avere yes women and men in Parlamento. Continuerà il ping pong inutile delle leggi tra Camera e Senato, in un mondo sempre più interdipendente, che va sempre più veloce e necessita di processi decisionali e legislativi più rapidi. La competenza e il merito (quelli che venivano reclamati a gran voce delle Leopolde del 2011 e 2012)? Dimenticati!

Non ci sto. Un conto è un Governo di emergenza o di salvezza nazionale, altra storia è modificare la Costituzione e far credere che si fa in un’ottica riformista.

La riduzione dei Parlamentari, che non cambia in alcun modo l’assetto bicamerale, è una proposta populista e basta. E come tale va respinta. Se poi qualcuno crede che avere meno deputati e senatori ci farà vivere e stare meglio si accomodi pure. Guardate come è finita per le province, una riforma dimezzata che si sarebbe compiuta solo con la Riforma Costituzionale, bocciata dall’ultimo Referendum Costituzionale. Immagino che senza consiglieri provinciali eletti direttamente (ma con le province) la vita di tutti noi sia migliorata, vero? Oppure no?

Alla domanda «Approvate il testo della legge costituzionale concernente “Modifiche agli articoli 56, 57 e 59 della Costituzione in materia di riduzione del numero dei parlamentari”, approvato dal Parlamento e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana – Serie generale – n.240 del 12 ottobre 2019?» Modifiche agli articoli 56, 57 e 59 della Costituzione in materia di riduzione del numero dei parlamentari» io voterò no e vi suggerisco di fare lo stesso in piena libertà di coscienza.

Almeno in onore di oltre 20 anni di battaglie, per lo più perse. Volesse poi il cielo che, se mai vincesse il no, il riformismo italiano si riprendesse dal torpore e dall’anestesia totale che lo tiene in una sorta di catalessi cronica in cui sembra irrimediabilmente finito.

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