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Valanga Labour in Uk, Starmer premier e nuovi corsi possibili

Giornalista e Docente
Valanga Labour in Uk, Starmer premier e nuovi corsi possibili

La parola del giorno è “landslide”, traducibile con frana, valanga e altri sinonimi che cercano di rendere l’idea di uno smottamento politico, termini che descrivono perfettamente la schiacciante vittoria del Partito Laburista nelle recenti elezioni generali britanniche. Un successo netto e devastante, amplificato dalla spietatezza del sistema elettorale inglese, con quel meccanismo “first past the post”, basato sul maggioritario secco nei collegi uninominali. Un congegno (suggestivo per gli appassionati di maratone elettorali) che non lascia spazio a fraintendimenti: chi arriva primo, prende il seggio senza la fuffa dei vinti a metà.  Non sorprende dunque che Rishi Sunak, con il suo “I take responsibility for this loss”, abbia accettato senza giri di parole la disfatta consegnando dopo diciotto anni di governo conservatore le chiavi del Regno Unito ai Laburisti che si dicono pronti al cambiamento. 

Questo risultato segna una distanza siderale rispetto alla tradizione politica italiana, ancora saldamente ancorata al proporzionale: un sistema che, con il passare degli anni, ha ribaltato la gerarchia delle priorità per cui i contenitori sono diventati più importanti più dei contenuti. Da qui i sali e scendi dei leader, le urgenze italiane lasciate ad ammuffire, governi tecnici a fare il lavoro impopolare, le promesse immaginifiche buone solo per gli slogan da campagna elettorale.

Non stupisce quindi lo scollamento dei cittadini dalla politica sentita come entertainment e non più come responsabilità pragmatica di governo. Un pressapochismo che ha stancato l’elettorato  alimentando un astensionismo. preoccupante, e che oggi rappresenta il “partito” più grande nel nostro Paese: il 50,3% alle europee di quest’anno e il 36,1% alle politiche di due anni fa. Un dato allarmante, ignorato o minimizzato dai tanti che continuano a dire “gli italiani ci hanno detto” quando la metà dei cittadini si è rassegnata a vivere come se la politica non incidesse più nella loro vita, migliorandola.  Va osservato che anche nel Regno Unito, l’affluenza alle urne è scesa al 60%, segnando un calo di 7,4 punti rispetto alla precedente tornata elettorale. Tuttavia, i risultati cristallizzati  di oggi rendono più amara la sconfitta dei conservatori, umiliati persino nella roccaforte di Liz Truss, ex premier, battuta nel suo stesso collegio di Norfolk. Una Caporetto.

Con Sir Keir Starmer alla guida del governo, si apre una nuova era a Downing Street: appena ricevuto l’incarico, Starmer, laburista – riformista moderato,  avvocato della media borghesia ed esperto in diritti umani – propone una politica incentrata sui diritti dei lavoratori e sulla tutela del ceto medio, duramente colpito da Brexit, crisi economica post-Covid e liberismo sfrenato oltreché tradito dagli scandali interni al partito conservatore.  Le promesse del leave means prosperity si sono rivelate fragili e miopi,  e le aspettative di ridurre l’inflazione, far crescere l’economia, abbattere il debito e migliorare il Servizio sanitario nazionale non sono state mantenute.

Ora tocca ai laburisti affrontare la crisi sociale ed economica che affligge il Regno Unito. I primi passi di Starmer fanno ben sperare: ha evitato promesse irrealizzabili e ha adottato un approccio pragmatico, centrato sulla risoluzione concreta dei problemi. Se ci riuscirà, allora si potrebbe aprire un dibattito all’interno del mondo riformista-progressista occidentale. Per intanto Starmer ha detto solennemente country first, party second che alza l’asticella delle aspettative e gli conferisce la grazia di stato di essere il premier di tutti e non solo di chi l’ha votato. 

Ed è qui che servirebbero gli “appunti” di  Giorgia…

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