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Brembo, la grande avventura di un’eccellenza italiana: il libro di Paolo Bricco
A partire dall’ossimoro efficacissimo del titolo – “Brembo – la velocità dei freni” (Il Mulino) – questo libro di Paolo Bricco è uno di quei saggi che si legge bene perché in fondo racconta di una grande avventura; e sarebbe da suggerire agli studenti perché, oltre ad essere la storia di un’eccellenza italiana, è insieme un sintetico affresco di storia economica e sociale del Paese.
Bricco, firma del Sole24Ore e ricercatore a Ca’ Foscari, si inserisce così nel particolare genere della storia sociale letta dall’angolo di osservazione dell’impresa, inquadrando quest’ultima nel grande respiro della vicenda nazionale di sei decenni almeno. È la storia della Brembo che, come tutti sanno, è la grande industria di freni a disco nata a metà degli anni Quaranta per iniziativa di Emilio Bombassei, una figura leggendaria di proto-industriale che, per così dire, prese per mano una piccola azienda contadina conducendola alla forma iniziale della fabbrica meccanica, base per il suo successivo salto a media e infine grande industria.
Il primo capitolo del libro di Bricco è un tuffo in quella Italia affamata, povera, ferita dalla guerra, quel Nord – in particolare la bergamasca – nel quale il dolore divenne la leva per la ripresa morale e materiale. Emilio è un “padrone” che non è “il” padrone ma il comandante in capo di un piccolissimo esercito di operai e tecnici venuti su dal nulla, uno di quegli uomini intraprendenti che hanno tirato su il Paese dalle secche del dopoguerra. Il tutto nel contesto della progressiva, veloce, industrializzazione del Centronord, quando l’Italia smise di essere un Paese contadino ma facendo tesoro di quella cultura del lavoro duro, senza risparmio: e il capannone mezzo stalla e mezzo fabbrichetta ne è la fotografia. Così la Brembo s’incamminò per la sua strada, piano piano ma con passo sicuro: si direbbe che questo spirito ottimistico sia la cifra dei Bombassei, prima Emilio e poi Alberto, l’imprenditore che ha portato la sua azienda ai livelli massimi. Fu un’avventura non facile.
Brembo è sempre avanzata perché vince, da decenni, sul piano dell’innovazione tecnologica. Aprendosi al mercato europeo, la Germania in primis, e al mondo, la California, la Cina. Nell’Italia dominata dalla Fiat, con la quale il rapporto non sarà mai idilliaco, Bombassei va avanti: Gianni Agnelli può molto, ma non tutto. Torino sarà sempre lontana da Bergamo. Ma Brembo fa i freni per l’Alfa Romeo, poi per le grandi industrie motociclistiche, fino alla Ferrari: e scusate se è poco. E il mondo è grande. I freni, una volta inglesi, li costruisce Brembo; servono a Bmw, Porsche, Mercedes. L’azienda lievita costantemente. «Nel 1965 Brembo conta 28 dipendenti, compresi i quattro soci fondatori. Nel 1975, i dipendenti sono 146 e il fatturato è pari a 2,8 miliardi di lire. Dieci anni dopo, nel 1985, il fatturato è salito a 51 miliardi di lire e i dipendenti sono diventati 335. Nel 1995, anno della quotazione, il sentiero della crescita ha portato la società italiana ad avere 1155 dipendenti e un fatturato pari a 331 miliardi di lire (…) Nel 2010 Brembo arriva a sviluppare un fatturato di 1,075 miliardi di euro ed avere 5904 dipendenti».
Non si capirebbe il miracolo dell’impresa di Bergamo senza afferrarne la chiave: la fiducia nell’innovazione tecnologica. In un discorso del dicembre 2008, Alberto Bombassei evidenziava la natura manifatturiera della Brembo «sia per quanto riguarda le applicazioni, nelle pompe radiali, nelle pinze radiali, nelle moto e nei fuoristrada, nei veicoli da lavoro, sia per quanto riguarda i materiali, alluminio, carbonio e carbonio ceramico». In lui – osserva Bricco – si nasconde «la rabbia orgogliosa dell’industriale che ha costruito tanto ma che sa che quel tanto, nei normali processi di evoluzione dei gruppi industriali, può sfuggirgli di mano». C’è in questo un grumo della durezza contadina che si salda con la ricerca del nuovo. Alberto Bombassei è tra i grandi dell’industria italiana. Arriva al vertice di Confindustria, entra anche in politica, con Mario Monti. Rimanendo però sempre un imprenditore classico. La famiglia governa la Brembo con i figli Luca e Cristina. «È passato tanto tempo. È andata bene. Abbiamo ancora tante cose da fare», dice Alberto Bombassei a Bricco. In tre frasette, ha detto tutto.
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