"Le ragioni della storia non si sacrificano sull’altare di un’alleanza"
Campo minato, Guerini avverte i 5 Stelle: “Stop armi Ucraina? Niente sconti, il Pd sarà sempre con l’Ucraina”
Il campo largo vuole costruire un’alternativa credibile al centrodestra, ma per Lorenzo Guerini il supporto all’Ucraina è una linea rossa invalicabile. L’ex ministro della Difesa e presidente del Copasir, esponente della minoranza del Partito democratico, avverte il M5S: niente compromessi sul sostegno militare a Kyiv.
I 5 Stelle hanno già avvertito: «Con noi al governo, stop aiuti militari all’Ucraina». Da alleato, smentisce categoricamente che il Pd abbandonerà Kyiv?
«Il Pd ha sostenuto l’Ucraina fin dal primo giorno dell’ingiustificabile invasione russa. E continuerà a farlo fino a quando sarà necessario per giungere a una pace vera e che non sia la resa alle inaccettabili pretese di Putin. Su questo non ci sarà mai da parte del Pd alcun passo indietro».
Però, al tavolo delle trattative per l’accordo di coalizione, qualche compromesso andrà fatto. C’è il rischio che Conte si impunti proprio contro le armi alla resistenza ucraina…
«Certo, non sono un ingenuo e ho chiaro che un’alleanza si costruisce anche attraverso mediazioni. Ma non solo ci sono posizioni inderogabili, e il sostegno all’Ucraina è uno di essi, ma non riesco a pensare che un’alleanza progressista non si schieri dalla parte della libertà dei popoli contro le pretese imperialiste di chi vuole imporre al mondo la presunta grandezza del proprio passato».
A quel punto, se il M5S dovesse porre il veto totale sugli aiuti militari, resterete «testardamente unitari» oppure ognuno andrà per la propria strada?
«Ripeto, per me il raggiungimento di una pace che garantisca libertà e sicurezza futura a Kyiv è un obiettivo fondamentale. E questo passa anche attraverso il mantenimento del sostegno all’Ucraina. Le ragioni della storia non possono essere sacrificate sull’altare di un’alleanza. Ma, si fidi di me, sono certo che non avverrà».
Parole che rassicurano. Ma un dato fa riflettere: dall’inizio della guerra, Elly Schlein non ha mai fatto visita all’Ucraina. Non ha trovato tempo in questi quattro anni?
«Io sto agli atti: il Pd in tutti questi anni ha mantenuto con determinazione l’impegno a fianco dell’Ucraina. E tale posizione è largamente condivisa dal nostro elettorato, basta guardare i sondaggi in merito. E Schlein ha sempre pronunciato parole chiare in questa direzione. Certo, comprendo il valore simbolico e altamente politico di una visita della nostra segretaria a Kyiv, ma non mi permetto di darle consigli di cui non ha bisogno».
Veniamo all’Ue. È fondamentale rimanere in pressing contro la Russia, ma le perenni divisioni bloccano lo scongelamento degli asset…
«Sarei meno severo. L’Europa ha fatto e sta facendo molto per l’Ucraina. Su diversi fronti: dalle sanzioni al sostegno finanziario, dagli aiuti in equipaggiamenti militari fino alla rinuncia al gas proveniente dalla Russia. Nonostante Orbán e una presenza di forze politiche apertamente filoputiniane al Parlamento europeo e nei Parlamenti nazionali. Certo, sul tema dell’utilizzo diretto dei capitali russi immobilizzati ci sono rischi legali e finanziari che comprendo, ma credo si debba esercitare tutta la pressione possibile per rendere sempre più sconveniente a Mosca proseguire la guerra».
Donald Trump sarà anche inaffidabile e avrà i suoi modi, eppure è l’unico che prova a portare russi e ucraini al negoziato. Cosa deve fare l’Europa per far sentire la propria voce e tornare protagonista?
«È chiaro che bisogna discutere con la Russia per arrivare alla pace. Non l’ho mai negato perché sarebbe stupido. La questione è avere chiaro cosa dire. E cioè che una pace per essere tale non può basarsi su compromessi territoriali ingiustificati rispetto alla situazione sul terreno, deve contenere garanzie certe di sicurezza futura per Kyiv e deve rispettare il diritto degli ucraini di decidere del loro futuro. E questo l’Europa deve farlo capire non solo a Putin ma anche a Trump».
Bisogna dialogare anche con Putin. Ma chi alza la cornetta?
«Capisco la provocazione della domanda. Per questo dico che non vedo altro compito storicamente più importante per i progressisti europei dell’impegno per un’Europa più forte, protagonista della costruzione dei nuovi equilibri globali, contro l’ubriacatura sovranista. Credo sia ormai sotto gli occhi di tutti che, come avvenuto per il socialismo reale, il sovranismo applicato si stia rivelando nocivo e stia portando solo debolezza, ripiegamento, protezionismo e instabilità. Ecco, vorrei davvero che il primo punto del nostro programma per le prossime elezioni fosse proprio l’impegno per l’Europa soggetto politico di pace, forza e libertà».
È sempre più urgente rendere forte l’Ue con una Difesa comune. Eppure, a Bruxelles come a Roma, c’è chi continua a remare contro…
«E rema ottusamente nella direzione sbagliata. Il cammino verso la Difesa comune, intesa come integrazione tecnologica e industriale, crescita degli investimenti e rafforzamento delle capacità militari nel quadro di strumenti di pianificazione e comando comuni e come pilastro europeo della Nato, non solo è necessario ma deve essere potentemente accelerato. Un’Europa più forte passa anche da qui».
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