Oggi in Consiglio europeo focus su Hormuz e la crisi energetica
Il premier finlandese Stubb piace a Trump, l’Europa ha qualcosa da offrire agli Usa?
L’Europa ha il suo negoziatore. Almeno come tale si è candidato il presidente finlandese, Alexander Stubb. Durante un recente evento di Chatham House, alla domanda sull’eventualità che il nostro continente possa fornire aiuto agli Usa in Iran, in cambio di un più affidabile sostegno in quella in Ucraina, il leader finlandese ha detto: “È una buona idea”.
Stubb, conservatore sempre pronto alla negoziazione – come piace a The Donald – è alla guida di un Paese che più di chiunque altro può vantare una politica di riarmo virtuosa. Il suo recente ingresso nella Nato, con le spese per la difesa al 2,4% oggi, proiettate al raddoppiare da qui al 2032 (il trend migliore in tutta l’Alleanza), sono tutti punti a favore del presidente finlandese. Nel Paese, l’attacco di Mosca all’Ucraina ha risvegliato un orgoglio anti-russo che affonda nella storia. Vedi l’epica resistenza del piccolo esercito finlandese contro l’Armata rossa nel 1939-40. Oggi, l’indipendenza energetica – il mix nucleare e rinnovabili permette al Paese i costi elettrici tra i più bassi d’Europa – cauterizzano Helsinki dagli scossoni del mercato generati dalle minacce dei Pasdaran nel Golfo. Alexander Stubb va ad aggiungersi così a Meloni, Rutte e Tusk che, un po’ per visioni simili del mondo un po’ per indole personale, potrebbero trattare con Donald Trump senza sentirsi liquidare con un «sono degli stupidi». Come appunto ha fatto il presidente Usa, dopo la porta in faccia europea ricevuta alla sua richiesta di un affiancamento nella crisi di Hormuz.
Oggi, in Consiglio europeo, saranno proprio Hormuz e la crisi energetica all’ordine del giorno. Per la prima volta, nella storia dell’Europa unita, c’è un Paese membro che è stato direttamente coinvolto da un conflitto. Ed è Cipro, che è pure presidente di turno dell’Unione. Falchi o colombe che siano, i leader Ue dovrebbero riflettere su questa esposizione al rischio. Giorgia Meloni arriva a Bruxelles dopo aver schivato in casa l’opposizione che si lamentava per non averla incontrata in Parlamento. Com’è da prassi per questi appuntamenti. D’altra parte, alle Camere la premier si è già presentata appena una settimana fa. Cos’altro avrebbe potuto aggiungere? In ogni caso, prima di volare a Bruxelles, la premier ha fatto un passaggio al Quirinale. Su come raffreddare il saliscendi dei prezzi energetici, l’Italia è in minoranza. La sua proposta di accantonare gli Ets, il sistema di scambio delle emissioni di CO2, non piace alla Spagna e Paesi nordici. Quindi Finlandia. La Germania, azionista di maggioranza sul tema, è fredda. Mentre sull’evitare un coinvolgimento nel conflitto, Roma appare in linea con il resto dell’Ue.
Questo non esclude che un asse di dialogo con Washington al di qua dell’oceano, impostato sul dare-avere, si possa creare. Sarebbe la prima volta, per gli europei, presentarsi a Trump con una merce di scambio. Plausibile che lui la rigetti. “Gli Usa non hanno bisogno delle vostre peanuts”. Risposta d’immaginazione quanto realistica. D’altra parte, a quale risultato ha portato la linea dura tenuta da Macron e Sanchez finora?
© Riproduzione riservata







