Il conflitto
Guerra nel Golfo e crisi della logistica marittima: oltre 30mila blocchi. Le polizze per le navi al +400%
La guerra nel Golfo e la conseguente chiusura dello Stretto di Hormuz stanno producendo effetti che vanno ben oltre lo scenario militare. Stiamo assistendo a una crisi silenziosa ma potenzialmente devastante per il commercio globale: quella della logistica marittima e di conseguenza via terra e via rotaia. Ed è una crisi che riguarda molto da vicino anche l’Italia.
Oltre 30.000 marittimi sono di fatto bloccati nelle aree coinvolte dal conflitto, tra loro ci sono anche diversi italiani e navi battenti bandiera italiana impossibilitate a proseguire la navigazione. Le notizie che arrivano dal mare raccontano di una situazione che si aggrava di giorno in giorno. In questo scenario non possiamo dimenticare che i marittimi rappresentano oggi una categoria di lavoratori esposta a rischi enormi: uomini e donne che continuano a garantire il funzionamento delle catene di approvvigionamento globali anche mentre intorno a loro cresce la tensione militare. Sono, a tutti gli effetti, eroi silenziosi di questa fase di crisi.
Alle difficoltà operative si aggiunge un altro fattore che sta mettendo in ginocchio il settore: l’impennata dei costi assicurativi, energetici e legati alla filiera. Le polizze per le navi e per gli equipaggi nelle aree considerate a rischio hanno registrato aumenti fino al 400%. Si tratta di un incremento impressionante che rischia di rendere economicamente insostenibili molte rotte commerciali. Quando la logistica si ferma o rallenta drasticamente, non si blocca soltanto il trasporto delle merci: si arresta l’intero sistema produttivo che da quel flusso dipende.
Per l’Italia la posta in gioco è ancora più alta. Il nostro Paese rappresenta uno snodo strategico per i traffici del Mediterraneo: circa il 40% delle merci che attraversano questo bacino passa infatti dai porti italiani prima di raggiungere gran parte dei mercati europei. Se quella catena si interrompe o si indebolisce, le conseguenze ricadono sull’industria, sulle imprese e in ultima analisi sui cittadini.
È per questo che la comunità internazionale deve agire con rapidità per garantire la sicurezza delle rotte marittime e la tutela dei marittimi. Non si tratta soltanto di difendere il commercio globale, ma di proteggere un’infrastruttura invisibile che sostiene la nostra economia quotidiana: quella delle navi, dei porti e dei lavoratori del mare. La logistica non è un tema tecnico riservato agli addetti ai lavori. È la spina dorsale dell’economia reale. Quando il mare si chiude, il mondo rallenta. E oggi non possiamo permettercelo.
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