Il profilo
Chi è Sanae Takaichi, la prima donna presidente del Giappone: nazionalista, ma non retrograda. E metallara
Nella terra del Sol Levante, il divario di genere rappresenta un grave problema. Allieva di Abe, Takaichi Sanae punta a cambiare il Paese, rilanciandone l’identità
Dopo la Germania che ha deciso di armarsi (indipendentemente da quel che ne pensa Trump), anche l’altro ex mortale nemico dell’America, il Giappone, sceglie un nuovo leader capace di riarmare il suo Paese e seguire la linea anti-russa e anticinese di Shinzo Abe, il Primo ministro assassinato l’8 luglio del 2022.
Per la prima volta nella storia del Paese, si tratta di una donna: Sanae Takaichi, nazionalista ma non retrograda, vuole il ritorno dei valori e del pensiero giapponese tradizionalista. È fan degli Iron Maiden, batterista heavy metal e fa scorribande con la Kawasaki. Non solo vuole arginare l’emigrazione, ma mettere un rubinetto anche al turismo selvaggio. Il suo nemico mentale è la Cina. Sono anni che si parla solo di Pechino e della sua minacciosa onnipotenza, mentre il Giappone è passato in seconda linea, bastonato anche dalle tariffe di Trump. Dopo Abe, adesso sarà lei a incrementare il riarmo del Giappone, i suoi missili, la sua flotta e lo farà con progetti e materiali sia americani che giapponesi. Si sa che considererebbe un attacco cinese a Taiwan un casus belli, in questo d’accordo con l’Australia e la Nuova Zelanda. Ed è ovviamente schierata con l’Ucraina e con Zelensky, contro Putin e i suoi alleati.
Chi è Sanae Takaichi, la prima donna presidente del Giappone
Ieri Sanae Takaichi, 64 anni, si godeva immobile in piedi fra i banchi del suo gruppo lo scroscio degli applausi del Parlamento che le aveva appena dato la maggioranza per guidare un nuovo governo. Le foto mostrano un viso composto ma non algido, e una figura magra con un completo “carta da zucchero”, il colore il preferito della premier inglese degli anni Ottanta Margaret Thatcher, cui lei si è sempre ispirata. Secondo il New York Times, ha avuto l’opportunità di mettersi alla testa di un movimento molto simile al “MAGA” trumpiano. Conosce piuttosto bene Donald Trump perché durante gli incontri avvenuti fra Abe e il presidente americano, nel corso del primo mandato, lei era sempre al fianco di Shinzo Abe, suo mentore e il più longevo primo ministro giapponese. Dalla morte di Abe, nel 2022, il Partito liberale giapponese, un partito conservatore con un’ala di estrema destra nazionalista, era sbandato e ha impiegato tre anni per discutere e approvare la linea politica e trovare il leader più adatto ad interpretarla. E la scelta è caduta su di lei: la più colta, la più produttiva, così fantasiosa e così tradizionalista.
La leader femminista
Takaichi fu costretta dalla madre a percorrere ogni giorno 600 chilometri in treno e autobus per andare all’università e non le concesse mai fino alla laurea il diritto di viver “da sola nel mio fantasticato castello”: treno, studio e disciplina per arrivare al matrimonio “come una rosa magenta”. La madre era una poliziotta di quartiere, suo padre un rivenditore di pezzi di ricambio per auto. È il più clamoroso caso di donna emergente in Giappone, dove esiste da decenni un forte movimento delle donne di successo nella loro carriera. Lei lo detestava. Era stata una leader femminista che combatteva per i diritti di parità delle donne che fanno lo stesso mestiere degli uomini. Quanto a Trump, la pensa più o meno come Meloni: indipendenza dall’uomo della Casa Bianca, ma allo stesso tempo la necessità di avere un ottimo rapporto e una forte, intesa col Presidente americano. Nel tempo libero, per distendersi i nervi, si dedica alla batteria sulle tracce di Deep Purple. Sempre vestita di blu come la Thatcher. Da lei il Giappone si aspetta una svolta a destra seguendo l’onda populista del momento.
Il motto di Sanae Takaichi
A tal proposito, il suo motto è “Il Giappone è tornato!” e lo esprime manifestando diffidenza e indifferenza per il bullismo cinese e “i loschi affari” tra la Cina e la Russia. Ha deciso che per il Paese del Sol Levante è ora di finirla con il rammarico per le crudeltà commesse durante la Seconda guerra mondiale. Uno dei suoi più famosi collaboratori, il giornalista Yoshiko Sakurai ha detto: “Vuole un Giappone forte e libero per il popolo del Giappone e per il mondo intero”. E ha aggiunto: “Lei è apertissima al mondo esterno, ma si rende conto che noi dobbiamo essere dei veri buoni giapponesi. Per questo ogni giapponese deve conoscere la sua cultura, le tradizioni la filosofia e la storia”.
L’infanzia e l’adolescenza tra i grigi edifici della Prefettura di Nara
La settimana prossima dovrebbe incontrare Trump a Tokyo per rivedere i pesantissimi dazi che gravano sul Giappone “a causa della presenza di molte truppe americane”. Questa è sempre stata la linea di Trump sulla difesa degli altri: “se ci volete al vostro fianco, dovete pagare le spese. L’America non è più la baby-sitter del mondo”. Come il suo modello Margaret Thatcher – Primo ministro e figlia di un salumiere londinese – lei non ha mai fatto parte della comunità di élite e snob della Tokyo aristocratica: ha passato infanzia e adolescenza tra i grigi edifici della Prefettura di Nara, una regione in cui si intervallano templi, giardini e luoghi orrendi. I giornali pubblicano molte interviste per strada ed è un coro: “mai avremmo immaginato che nascondesse l’immagine della super donna, la donna forte”. Nel 2024 uscì la sua autobiografia in cui ricorda più volte la raccomandazione della madre di restare una “rosa color magenta”, cioè purissima e di “conservare la grazia femminile, ma stando sempre pronta a difendersi con le spine”.
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