Il dilettantismo comunicativo
Condividi Machado, cancella Machado: Pd confuso e incapace di reagire alla complessità del mondo reale
In politica estera, più che le parole sbagliate, a pesare sono spesso i silenzi improvvisi come nel caso del post di congratulazioni (poi cancellato) alla neo Premio Nobel Machado
Di rado una cancellazione sui social diventa un caso politico. Ancora più raramente diventa uno specchio fedele di tutte le ambiguità, le paure e le contraddizioni di un partito. Eppure è quello che è accaduto al Partito Democratico con il post dedicato a María Corina Machado.
«Machado è una donna che ha sfidato con determinazione e senza arretrare il regime autoritario di Maduro»: una frase netta, inequivocabile, accompagnata dalle congratulazioni per il premio Nobel per la pace attribuitole dal comitato di Oslo. Un messaggio che sembrava iscriversi senza ambiguità nella tradizione democratica europea di sostegno ai dissidenti dei regimi autoritari. Poi, improvvisamente, il post sparisce. La cancellazione arriva dopo che la leader dell’opposizione venezuelana scrive: «Siamo alle soglie della vittoria e oggi più che mai contiamo sul presidente Trump, sul popolo degli Stati Uniti, sul popolo dell’America Latina e sulle nazioni democratiche del mondo come principali alleati per raggiungere la libertà e la democrazia».
È qui che scatta il corto circuito. Non tanto sul Venezuela, non tanto sul giudizio sul regime di Nicolás Maduro, ma su Donald Trump. O meglio: sull’idea che una figura simbolo della resistenza democratica possa evocare come alleato l’anti-modello per eccellenza.
Da quel momento le ipotesi sul perché della cancellazione si moltiplicano. La prima è la più immediata: la scoperta tardiva che Machado potrebbe essere “troppo trumpista” per essere spendibile nella narrazione progressista italiana. Un problema di compatibilità simbolica più che politica: sostenere una dissidente va bene, purché non utilizzi un lessico e riferimenti che rischiano di far saltare l’equilibrio identitario del campo progressista.
C’è poi la seconda ipotesi, più domestica e forse più credibile: essersi esposti troppo a favore dell’opposizione anti-Maduro, urtando la sensibilità di alleati potenziali, dai 5 Stelle ad Alleanza Verdi e Sinistra, storicamente più prudenti — quando non apertamente ambigui — sul giudizio verso i governi “bolivariani”. In questo scenario, la cancellazione del post non sarebbe un incidente, ma un passo indietro voluto per evitare un fronte polemico interno al campo largo.
C’è anche un terzo livello, più profondo e ideologico: il riemergere periodico di una cultura politica novecentesca, una sorta di riflesso condizionato che porta una parte della sinistra a distinguere ancora tra dittature “buone” e “cattive”, tra autoritarismi di destra da condannare senza appello e autoritarismi di sinistra da spiegare, contestualizzare, talvolta giustificare. Una componente minoritaria, certo, ma rumorosa e sempre pronta a risollevare la testa quando il tema è l’America Latina e la tradizione “castrista”. Infine resta l’ipotesi più semplice e forse più imbarazzante: il dilettantismo comunicativo.
Un post scritto sull’onda dell’emotività e poi ritirato quando ci si rende conto che il quadro è più complesso di quanto sembrasse. In questo caso, la responsabilità non sta nella scelta di campo — legittima e difendibile — quanto nell’incapacità di sostenerla fino in fondo. La verità, probabilmente, è un mix di tutte queste cose. Cancellare il posto di complimenti alla Machado, conferma l’impressione di un partito confuso, timoroso, troppo spesso incapace di reggere la complessità del mondo reale. E in politica estera, più che le parole sbagliate, a pesare sono spesso i silenzi improvvisi. Questa è una di quelle figuracce che non fanno rumore, ma restano a lungo nella memoria di chi osserva.
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