Il niet della Corte dei conti infastidisce il governo ma non provoca nessuna crisi. Anzi, il day after è stato più sereno di quello che lasciava presagire un’agitata vigilia. Dopo le parole di fuoco della sera prima, a Palazzo Chigi prevale la prudenza. L’Esecutivo attende le motivazioni con cui la magistratura contabile ha negato il visto di legittimità alla delibera Cipess sul Ponte sullo Stretto di Messina e poi replicherà «punto per punto», senza arretrare dall’obiettivo politico: realizzare l’opera.

La svolta di tono arriva al termine di un vertice di circa un’ora e mezza con la premier Giorgia Meloni, il vicepremier e ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini, l’altro vice Antonio Tajani, i sottosegretari Alfredo Mantovano e Giovanbattista Fazzolari. Nelle ore precedenti era circolata la “linea dura” — evocata dalla sottosegretaria ai Rapporti col Parlamento Matilde Siracusano — con una nuova approvazione in Consiglio dei ministri per forzare un via libera «con riserva». Opzione accantonata, anche per evitare uno scontro frontale tra poteri dello Stato poco gradito al Quirinale. La nota ufficiale di Palazzo Chigi congela il contenzioso: «Si è convenuto di attendere la pubblicazione delle motivazioni della delibera adottata dalla Corte dei conti. Solo dopo averne esaminato nel dettaglio i contenuti, il Governo provvederà a replicare puntualmente a ciascun rilievo, utilizzando tutti gli strumenti previsti dall’ordinamento. Rimane fermo l’obiettivo, pienamente condiviso dall’intero Esecutivo, di procedere con la realizzazione dell’opera». Traduzione: stop ai colpi di spalla, sì a una contro-argomentazione tecnico-giuridica entro i trenta giorni per il deposito.

La linea politica resta però intatta. Dal Niger, il ministro degli Esteri Antonio Tajani ribadisce: «Sul Ponte sullo Stretto aspettiamo le motivazioni della Corte dei conti; in ogni caso la nostra intenzione è andare avanti. Poi faremo le nostre osservazioni e daremo le nostre risposte una volta note le motivazioni». Sulla stessa scia Salvini, in punto stampa a piazza Colonna: «Siamo tranquilli e determinati. Attendiamo con serenità i rilievi della Corte, siamo convinti di poter rispondere punto su punto perché abbiamo rispettato tutte le normative. Se servirà, torneremo in Cdm ai primi di dicembre per rimandare alla Corte le nostre motivazioni». Sul tavolo resta l’elemento di rischio: procedere “alla cieca”, avviando i cantieri nonostante la riserva, esporrebbe politica, dirigenti, amministratori e imprese a possibili contestazioni e responsabilità erariali. Da qui il profilo “soft”: aspettare il testo, costruire la replica, blindare il percorso amministrativo.

In controluce rimangono le frasi a caldo della premier — «intollerabile invadenza» — e di Salvini — «scelta politica» e «grave danno per il Paese» — che hanno acceso lo scontro pubblico. Oggi, però, la strategia si serra su un binario istituzionale: difendere il progetto evitando un braccio di ferro formale con la magistratura contabile. La partita vera si giocherà sulle motivazioni: lì il governo misurerà la tenuta giuridica del dossier Ponte.

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Ph.D. in Dottrine politiche, ha iniziato a scrivere per il Riformista nel 2003. Scrive di attualità e politica con interviste e inchieste.