Ambrogio
Dopo Sala, Milano dovrà scegliere tra un sindaco civico e uno politico
Dietro il totonomi milanese si nasconde una domanda più sostanziale, che raramente viene posta esplicitamente: Milano ha bisogno di un gestore o di un costruttore di futuro? La risposta non è scontata, e da essa dipende il tipo di candidato giusto — non soltanto il nome.
La distinzione tra sindaco civico e sindaco politico non è meramente biografica. Un civico porta autorevolezza percepita come terza rispetto ai partiti, distanza dagli apparati, capacità potenziale di parlare a un elettorato più ampio. Un politico porta visione strategica costruita nel tempo, capacità di tenere insieme coalizioni, abitudine al conflitto e alla mediazione che la macchina comunale richiede ogni giorno. Milano, in questa fase, ha probabilmente bisogno di entrambe le cose. La questione è quale delle due prevalga rispetto alle sfide concrete che attendono il prossimo sindaco.
Quei dossier non si risolvono con la sola competenza gestionale. La questione abitativa — chi ha diritto alla città, come si regola il mercato degli affitti, come si costruisce edilizia accessibile senza svuotare le casse comunali — richiede scelte politiche nette. La governance metropolitana, cioè il coordinamento tra Milano e i comuni dell’hinterland su mobilità, servizi e sviluppo, richiede capacità negoziale di lungo respiro e autorità politica riconosciuta. Il modello di sviluppo post-Olimpiadi — città-vetrina per investitori internazionali o città coesa che distribuisce i benefici della crescita — è una scelta di civiltà prima che di amministrazione.
L’esperienza internazionale suggerisce che le stagioni di maggiore trasformazione urbana sono state guidate da sindaci capaci di tenere insieme visione e competenza. Ole von Beust ad Amburgo, trent’anni di militanza nella CDU, ha guidato la riconversione portuale con il progetto HafenCity costruendo coalizioni trasversali inedite. I sindaci barcellonesi del dopo-Olimpiadi hanno ridisegnato lo spazio pubblico con una precisa filosofia politica alle spalle, non come esercizio tecnico.
Civico o politico? La formula più usata per eludere la domanda è: l’importante è il programma. Perché infondo ne nasconde un’altra: per fare cosa, esattamente?
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