Finalmente la maschera è caduta. Con una decisione che ha la forza di un terremoto diplomatico, la Francia ha chiesto ufficialmente le dimissioni di Francesca Albanese dal ruolo di relatrice speciale dell’Onu. Le motivazioni di Parigi sono lapidarie: «Dichiarazioni oltraggiose». Non è più solo il grido d’allarme di una comunità colpita, ma la presa di posizione ufficiale di un membro permanente del Consiglio di Sicurezza Onu.

Il curriculum di Albanese, del resto, parla da sé: dalle tesi sulla «lobby ebraica» alla definizione di Israele come «nemico comune dell’umanità», fino alla partecipazione documentata, solo pochi giorni fa, a una conferenza insieme a Khaled Meshaal, leader di Hamas. Siamo di fronte a una deriva che ha superato ogni confine di decenza istituzionale: il diritto di critica non può diventare una copertura per la delegittimazione sistematica di una democrazia e per la vicinanza mediatica a chi teorizza e pratica il terrore.

Mentre il mondo libero inizia a prendere le distanze, l’Italia è stata il teatro di un grottesco campionato di piaggeria ideologica. Molti Comuni hanno fatto a gara per trasformare Albanese in un’icona da proteggere, conferendole cittadinanze onorarie come se fosse un simbolo di pace e libertà. È uno spettacolo desolante che svilisce il senso stesso delle nostre istituzioni locali. Anche a Milano questa ambiguità è arrivata a Palazzo Marino. Tra le mozioni ancora in attesa di discussione, ne giace una volta a concederle la cittadinanza onoraria. Sarà mia ferma premura richiamarla per essere discussa in Aula al prossimo Consiglio Comunale: voglio proprio vedere chi, davanti alla denuncia ufficiale della Francia e a relazioni così controverse, avrà ancora il coraggio di alzare la mano per votarla.

Ma non basta fermare le nuove onorificenze: bisogna avere l’onestà politica di ammettere l’errore e rimediare. È giunto il momento che ogni Comune che ha concesso la cittadinanza ad Albanese proceda alla revoca immediata. Le istituzioni italiane non possono e non devono prestare il proprio prestigio a chi alimenta narrazioni che distorcono la realtà e finiscono per dare legittimazione politica ai nemici della convivenza civile. La dignità delle nostre istituzioni non può essere sacrificata sull’altare di posizionamenti ideologici che nulla hanno a che fare con i valori di rispetto e convivenza che queste onorificenze dovrebbero rappresentare. Vive la France!

Daniele Nahum

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