Dopo il voto
Giorgia Meloni non può neanche sostituire un suo ministro: il limite della Costituzione
Con il fallimento della riforma della giustizia, sappiamo bene che si è spenta anche ogni possibilità di avviare una stagione riformista e costruttiva, e dunque parlare di aporie, mancanze e limiti del nostro sistema può sembrare azzardando. Eppure la cronaca politica odierna ci offre su di un piatto d’argento il grande limite della “Costituzione più bella del mondo”, che secondo sacerdoti e vestali della carta non può essere cambiata.
Pensate al potere esecutivo, al governo, al ruolo del Presidente del Consiglio, al suo effettivo potere. Poi osservate la vicenda riguardante la Ministra Santanchè: non trovate qualcosa che stona? Ad esempio, il fatto banalmente serio che un Presidente del Consiglio non possa sostituire un Ministro, ritirare una delega o rimodellare la sua squadra in autonomia come fa un sindaco o un presidente di regione? Meloni non può sostituire la Santanchè, ma affidarsi alla sua “‘sensibilità”. Non è la prima volta che questa particolare condizione investe un governo e il rapporto tra un Premier e un Ministro del suo governo, ma più i tempi cambiano, più la vita politica del Paese muta, più è necessario aprire una riflessione. Evitando possibilmente urla spagnolesche e accuse di tentativo di autoritarismo.
Lo diciamo oggi perché al netto di quello che è accaduto nelle urne, la prassi ci pone innanzi i limiti del potere esecutivo, del suo vertice. Un limite che non può solo essere visto in ottica di “contenimento”, ma come vero e proprio ostacolo alla capacità di un Premier di esercitare al meglio il proprio mandato. Proseguire nella difesa a oltranza di un sistema costruito su basi che oggi non esistono più e su equilibri consumati da tempo è il grande vulnus del nostro paese. Lo scriviamo oggi, consapevoli, che il No eterno avrà travolto almeno per qualche anno la possibilità di rigenerare l’Italia. Fin quando si penserà che la parola “riformare” corrisponda o a un tradire o all’abile strategia di accumulare potere, si comprometterà ogni sviluppo di questo Paese. L’agibilità di un Premier non è un pericolo, ma un patrimonio dell’azione di governo, una premessa necessaria per l’ottenimento di ogni risultato auspicato. Ma nessun Presidente del Consiglio può agire con i limiti e le ristrettezze formali e giuridiche e anche i troppi punti indefiniti dalla nostra Carta. Lo diciamo oggi che le vestali sono ancora in festa e lo diciamo oggi perché la cronaca ci ha messo dianzi alla fredda verità.
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