L'editoriale
Giornata della Memoria, oggi l’ebreo torna ad essere il male
Per anni abbiamo portato ragazzi e ragazze in “visita” nei campi di sterminio in Polonia, accompagnati da insegnanti che “spiegavano” l’Olocausto. Lo facevano con sincerità, mossi dal dolore per quel genocidio, per quello sterminio. Abbiamo organizzato cerimonie solenni, dense di rigore, e ricordato la tragedia con il coro unanime del “mai più”.
Oggi? Quei ragazzi e quegli insegnanti scendono in piazza contro gli ebrei, accusando Israele di “genocidio” mentre questo Stato si difende da un’aggressione, e chiedono che venga cancellato “per una Palestina libera dal fiume al mare”. Insomma, abbiamo creato un evento, uno dei tanti lungo l’anno, dalla Festa della mamma ai Santi patroni. Abbiamo reso banale una tragedia della storia, come a rassicurarci con la coscienza per lasciare non tutto tal quale, ma non capendo la profondità di questo male. Semplicemente lo abbiamo coperto, nascosto.
La conoscenza dell’Olocausto si è trasformata in una retorica vuota, che non convince più: è diventata ipocrisia verso gli ebrei morti, utile solo a negare agli ebrei vivi il diritto di esistere. Le radici dell’antisemitismo riaffiorano sotto la veste ipocrita dell’“antisionismo”. Oggi l’antisemitismo è la minaccia del branco sui social, le liste di proscrizione nei partiti, le scritte sui muri delle città, nei luoghi di lavoro.
L’ebreo torna a essere “il male” perché lo si riscopre vivo, in armi, a difendersi da chi – il 7 ottobre – ha compiuto un nuovo pogrom. E così, l’ebreo che si difende diventa per molti “uccisore di bambini”, un moderno Erode. Non servono date, o una data: servirebbero conoscenza, riflessione, umiltà di capire e analizzare l’antisemitismo che sta dentro la nostra comunità e non alienarla nel tempo e nello spazio della Germania nazista. Servirebbe una giornata di riflessione, più che altro, per analizzare come persone perbene riescano a diventare improvvisamente “cattive” contro il giudeo.
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