Confessiamo un’umile ammissione: la nostra modesta preparazione giuridica non raggiunge le vette del dottor Nicola Gratteri. Ma ci siamo sforzati, per diverse ore, di comprendere quale ipotesi di reato possa configurarsi nella sua annunciata denuncia contro Fratelli d’Italia. E non ne abbiamo trovata una. I fatti: nel 2021, alla Festa del Fatto Quotidiano – evento pubblico, ripreso pubblicamente – Gratteri definiva il sorteggio del Csm “la mamma di tutte le riforme” e “il sistema migliore”, da introdurre “anche a costo di cambiare la Costituzione”. Fratelli d’Italia ha condiviso quel video su Facebook. Fine.

Quale reato si configura? Diffamazione? Manca l’elemento essenziale: il fatto narrato è vero. Lesione dell’identità personale? Ma il soggetto è stato rappresentato esattamente per come era e per quello che diceva, senza manipolazioni né distorsioni. Violazione della privacy? Ma quale privacy, per dichiarazioni pubbliche di un pubblico ufficiale su temi di pubblico interesse? Gratteri lamenta di non aver “autorizzato” l’uso del suo nome. Ma quale autorizzazione serve per esercitare il diritto di critica politica? L’unica fattispecie applicabile, a ben vedere, sarebbe la lesa maestà. Peccato che l’abbiamo abolita nel 1948.

Siamo di fronte a un fumus persecutionis: minacce legali prive di fondamento, usate come strumento intimidatorio. Un comportamento poco consono a chi dovrebbe accettare la dialettica democratica. E che rivela, ancora una volta, come la magistratura quando fa politica la faccia anche male. Il magistrato-tribuno pretende di scendere nell’agone pubblico – guidando la campagna per il No, rilasciando interviste a raffica – ma reclama l’immunità dalla critica riservata alla funzione giurisdizionale. Vuole i privilegi di entrambi i ruoli e le responsabilità di nessuno.

La risposta di FdI – “Gratteri, cancella la cronologia” – coglie nel segno. Ma la replica del procuratore, querele invece di argomenti, rivela un’allergia patologica alla critica. Anche Nordio firmò appelli contro la separazione delle carriere, e oggi la propone. Ma Nordio non denuncia chi glielo ricorda: argomenta, si sottopone al contraddittorio. Gratteri querela. C’è un malumore che serpeggia, in queste reazioni scomposte. Non stupirebbe vedere, nelle prossime settimane, qualche transfuga tra i magistrati del No. Ma questa è un’altra storia. Oggi registriamo un fatto: un procuratore annuncia azioni legali contro chi ha mostrato le sue stesse parole. È il delirio di onnipotenza di chi si è abituato ai monologhi senza contraddittorio.

In democrazia, alle critiche si risponde con le argomentazioni. Le querele si riservano alle offese, non alle citazioni. Come ammoniva Voltaire: “Amo chi mi contraddice, perché mi istruisce”. Il dottor Gratteri preferisce i monologhi. E quando qualcuno osa interromperli, manda avanti il suo avvocato preferito: il codice penale.

Stefano Giordano

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