La guerra civile sudanese che si trascina da oltre due anni e mezzo sembra aver raggiunto un momentaneo cessate il fuoco, dopo il massacro compiuto dalle Forze di Supporto Rapido alla conquista della città di al Fasher. In poche ore sono stati uccisi oltre 2000 civili e circa 500 degenti e medici dell’ospedale saudita della cittadina. Quasi 90mila persone sono riuscite ad abbandonare al Fasher, ma oltre 150mila restano prigioniere dei miliziani guidati da Hemeti.

Proprio il gruppo paramilitare ha annunciato di aver accettato  la proposta di una tregua umanitaria avanzata dal Quad, il gruppo formato da Stati Uniti, Egitto, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti, e di aver preso in considerazione di tornare al tavolo delle trattative. A settembre era stata proposta un road map che prevedeva la fine delle ospitalità e soprattutto l’inizio di un percorso politico per la ricostruzione del paese, ma non è mai stata applicata. Oggi serve garantire un accesso alle agenzie per un aiuto umanitario soprattutto in Darfur, ma in tutto lo stato.

Le RSF potrebbero accettare questo cessate il fuoco perché hanno ultimato la conquista del Darfur e adesso devono consolidare il controllo del territorio, eliminando le ultime sacche di resistenza. I governativi da parte loro non hanno la forza per riconquistare il Darfur e devono prendere il controllo di ancora due province del Nord Kordofan. Il generale al Burhan, leader dei governativi, pochi giorni fa ha indetto una riunione del Consiglio di Sicurezza e Difesa per pianificare un programma che porti alla pacificazione del Sudan, ma è sembrata soltanto una mossa di facciata perché nel fine settimana scorso il ministro della Difesa Hassan Kabroun ha indetto una nuova chiamata alle armi. Il conflitto del Sudan ha visto il fallimento di diverse trattative e gli interessi internazionali hanno un peso considerevole.

I paramilitari sono finanziati e sostenuti dagli Emirati Arabi Uniti, mentre la Forze Armate Sudanesi hanno l’appoggio dell’Egitto e dell’Arabia Saudita. Il Cairo ha inviato rinforzi a tutte le guarnigioni al confine di sud-ovest con Darfur, Ciad e Libia e sarebbe pronto a vendere nuovi armamenti all’esercito nazionale di al Burhan. Non sono molte le speranze che questa tregua possa reggere, ma anche gli Stati Uniti con il loro consigliere presidenziale per l’Africa, Massad Boulos, hanno spinto per un cessate il fuoco umanitario e soprattutto la ripresa di trattative politiche fra due contendenti che si sono macchiati entrambi di crimini di guerra.

 

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Matteo Giusti, giornalista professionista, africanista e scrittore, collabora con Limes, Domino, Panorama, Il Manifesto, Il Corriere del Ticino e la Rai. Ha maturato una grande conoscenza del continente africano che ha visitato ed analizzato molte volte, anche grazie a contatti con la popolazione locale. Ha pubblicato nel 2021 il libro L’Omicidio Attanasio, morte di una ambasciatore e nel 2022 La Loro Africa, le nuove potenze contro la vecchia Europa entrambi editi da Castelvecchi