Il libro di Berardo Impegno
Hegel, ancora? La scienza che, mentre comprende, fa
Il mondo odierno globalizzato costituisce una realtà contraddittoria, senza uno stabile equilibrio. Istanze contraddittorie confliggono tra loro, ai livelli più intimi e personali oltre che statuali, e rendono ardua la comprensione di questa epoca storica e del suo “senso”. Può venire un contributo dalla filosofia, in ciò?
Un gruppo di persone ha dato vita, dal 2019 al 2024, a Napoli, a un’esperienza seminariale, non accademica, per provare a rispondere a questa domanda. L’attività, svolta prevalentemente online, si è incentrata sulla lettura, guidata da Berardo Impegno, delle pagine hegeliane della Scienza della logica. L’esperienza è stata poi sintetizzata in forma diaristica e pubblicata con il titolo Hegel, ancora (o di nuovo). Diario di un seminario sulla Scienza della logica (Napoli 2019-2024). Il libro (Guida editori, 2025) è a cura di Berardo Impegno, con la prefazione di Stefania Achella e una nota di lettura di Felice Ciro Papparo.
La ricerca si inserisce nel solco della “Hegel-Renaissance” avviata da diversi anni negli Stati Uniti dai cosiddetti hegeliani di Pittsburgh, tutti di formazione analitica, e quindi kantiana, che approdano però a Hegel, da loro considerato il filosofo che meglio coglie e problematizza l’origine storico-culturale delle famose forme, cosiddette trascendentali, individuate da Kant alla base della nostra conoscenza. Le forme sono esse stesse il risultato di un incessante processo storico e culturale. In Italia, questo nuovo interesse per Hegel viene dagli studi condotti a Padova da Luca Illetterati e a Roma da Paolo Vinci. Ma ancor prima, a Napoli, Aldo Masullo e Biagio De Giovanni hanno innovato, ognuno a proprio modo, la tradizione hegeliana partenopea che era di impronta storicistica.
Questi nuovi studi hanno in comune la considerazione che Hegel, tra tutti i filosofi, è quello che riesce, non senza fatica, a offrire una comprensione della realtà in costante movimento. Anzi, proprio il movimento, con Hegel, diventa fattore costitutivo, determinante e imprescindibile della logica, assumendo caratteri ontologici. Ma di un’ontologia che incorpora la contraddittorietà del reale e della coscienza di esso.
Hegel è il filosofo che cerca di fare scienza di qualcosa in costante divenire con la consapevolezza che lo sguardo di chi fa scienza (filosofica) non è al di fuori del suo oggetto ma è completamente immerso nelle innumerevoli contraddizioni che animano la realtà che vuole comprendere. È una scienza che, mentre comprende, fa, opera, si misura e si confronta con il suo oggetto, i suoi oggetti, e che così si definisce e autoridefinisce. Non si avvale di un pensiero già strutturato come suo punto di partenza, ma si struttura in corso d’opera, è sempre nella condizione di doversi nuovamente sottoporre a verifica e riaprirsi.
Una rilettura, quindi, del pensiero hegeliano che respinge la vecchia interpretazione di un Hegel conservatore e giustificazionista della realtà, in cui il pensiero è destinato a pervenire a un Assoluto conchiuso una volta e per tutte. È una rilettura che si avvale di quanto aveva già messo in luce il filosofo esule russo Alexandre Kojève (1933-1939) per il quale Hegel è il filosofo capace di concepire il capovolgimento storico della realtà ad opera di chi – il “servo” della “lotta delle autocoscienze” -, grazie al suo lavoro, è il vero promotore della Storia. Ma queste interpretazioni si spingono oltre: la stessa azione del servo non porta alla fine della Storia che è destinata a una (imprevedibile nella forma) futura apertura.
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