La Corte Suprema e i dazi
I cani di Pavlov del campo largo giudiziario, la sinistra si eccita quando la magistratura prende a sberle un governo (Trump)
La Corte Suprema degli Stati Uniti ha bocciato i dazi di Donald Trump. Le decisioni cruciali sulle tasse devono passare per il Parlamento perché così «la Nazione può attingere alla saggezza combinata dei rappresentanti eletti dal popolo, e non solo a quella di una fazione o di un singolo uomo», ha detto il giudice conservatore Neil Gorsuch. Negli Stati Uniti funziona così: il sistema dei pesi e contrappesi fa il suo dovere. Tutto ineccepibile. E comunque affari loro, se la sbrigheranno a Washington.
Poi in un attimo la notizia rimbalza a Roma e diventa una farsa pecoreccia. Come i cani di Pavlov, i leader dell’opposizione twittano all’unisono. Schlein festeggia la «legalità», chiedendosi se Meloni oserà «attaccare i giudici». Renzi, eccitato dal «profilo giuridico», cerca i «galoppini di Trump». Fratoianni dà dello «squilibrato» al presidente Usa. Appendino parla di «servilismo italiano ed europeo umiliato» dalla Corte.
Ma si rendono conto di cosa stanno festeggiando? Mentre il giudice americano Gorsuch esalta il ruolo del Parlamento e della politica, loro gioiscono per l’unica cosa che li eccita davvero: la magistratura che prende a sberle un governo. Il loro sogno è lo stesso, a Roma come a Washington: le toghe che mettono sotto la politica e dettano l’agenda al posto degli eletti.
Ma questa, cari amici del campo largo, sarebbe la fine della democrazia della rappresentanza. I cittadini votano per farsi rappresentare da chi deve decidere e assumersene la responsabilità. Se a comandare e ad avere l’ultima parola devono essere i tribunali, allora basterebbe farla finita con la commedia: abolire le elezioni, chiudere i Parlamenti e consegnare le chiavi in mano ai giudici.
Per fortuna questo in America non avverrà: quello è un paese serio. Ma anche dalle nostre parti, malgrado gli assalti scomposti della sinistra giudiziaria, la democrazia saprà sempre difendersi e mantenere il suo primato.
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