Putin si affaccia alla finestra del Cremlino, guarda verso Ovest e sorride. Perché mentre si moltiplicano i bombardamenti sui civili ucraini, in Italia c’è chi lavora per silurare la linea atlantista. E lo fa con tempismo perfetto: poche ore dopo l’uscita di Roberto Vannacci dalla Lega, ecco l’emendamento per fermare l’invio di armi a Kyiv. Sarà un misero pretesto per aderire a Futuro Nazionale? Chissà. Di certo è un segnale. Chiarissimo. I leghisti Edoardo Ziello e Roberto Sasso – entrambi vicini al Generale – stanno mandando un messaggio politico netto: l’Italia deve smettere di sostenere militarmente un Paese invaso. Così diventeremmo l’anello debole dell’Occidente. Ed è proprio questo il sogno della Russia.
Maledetta coincidenza temporale. Vannacci esce, i suoi «riferimenti parlamentari» si muovono, e uno dei primissimi atti è sabotare il sostegno a Kyiv. Ciò che più fa gola a chi punta a logorare l’unità europea. E se il Carroccio deciderà di continuare a supportare militarmente l’Ucraina? Ziello lascerà e passerà al partito del Generale? Il deputato, per ora, si rifugia in Lorenzo de’ Medici: «Del doman non v’è certezza». Ma qui una certezza c’è: impedire le armi significa allentare la pressione su chi ha scatenato una guerra di invasione. Non esiste una versione neutrale di questa scelta. O aiuti chi resiste o faciliti chi avanza sulla pelle di donne e bambini inermi.
Marco Lombardo, senatore di Azione, ci va giù pesante: «Nello stesso momento in cui Rizzo celebra il congresso di DSP con Lavrov e l’ambasciatore russo, nasce il partito di Vannacci che contesta alla Lega il sostegno all’Ucraina. Non credo sia una bizzarra coincidenza. Siamo sicuri si chiami “cosa nera” e non “cosa russa”?». Putin sorride perché sa che le guerre moderne si combattono anche così: con le bombe sul campo e con le crepe nelle democrazie. Ogni esitazione, ogni strappo è un messaggio che arriva fino a Mosca. E lì viene letto con entusiasmo. Perché lo zar non ha bisogno di dichiarazioni di sostegno. Gli bastano questi segnali.
