L’impudenza dell’Anm
La Cassazione smonta la bufala del Berlusconi-mafioso e Parodi mette una toppa che è peggio del buco
Le precisazioni talvolta sono peggio delle prime dichiarazioni. Il presidente dell’Anm, Cesare Parodi si è distinto in questi giorni per questo duplice esercizio di imprudenza e di impudenza. A caldo, dopo la lettera di Marina Berlusconi che lamentava – e come darle torto! – il trentennale e ingiustificato accanimento giudiziario contro suo padre, certificato dalla Corte di Cassazione, il presidente dell’associazione nazionale magistrati (Anm) se n’era uscito con una battuta infelice che dimostrava tutta l’arroganza di tanti togati: “Perché lamentarsi di una giustizia che comunque arriva a un risultato che viene condiviso?”.
Già perché lamentarsi di 30 anni di vita dilapidati per difendersi da accuse riconosciute – 30 anni dopo – come inconsistenti? Perché lamentarsi per una reputazione personale, imprenditoriale e politica gettata nel fango? Perché lamentarsi per aver dato ossigeno anche ai peggiori detrattori del Paese, per tanti anni guidato da Silvio Berlusconi, lo stesso che era stato inquisito per presunti e inesistenti legami con la mafia? Forse consigliato da qualcuno che gli ha suggerito, più o meno, queste domande, Cesare Parodi ha ripreso voce e ha voluto spiegare: “Se Marina Berlusconi si lamenta dei tempi, non posso che essere d’accordo con lei. Qualunque processo che dura trent’anni è qualcosa che un Paese civile non dovrebbe conoscere”. E poi nella precisazione gli slitta ancora la frizione: “Ecco, non ha funzionato la tempistica di questa vicenda”.
La tempistica? Ma che vocabolo è la “tempistica”, a proposito di una vita calpestata, distrutta, infangata? Se l’accanimento si fosse rivolto a un cittadino che non fosse stato Silvio Berlusconi, che per risorse psicologiche e finanziarie è riuscito a resistere oltre ogni lecita aspettativa, sarebbe finita come per il povero Beniamino Zuncheddu, che trent’anni (32 per la precisione) li ha passati dietro le sbarre, salvo poi essere stato riabilitato come innocente. Per avere una prima idea complessiva di quanti sono gli errori giudiziari in Italia vale la pena di mettere insieme sia le vittime di ingiusta detenzione sia quelle di errori giudiziari in senso stretto. Ebbene, dal 1991 al 31 dicembre 2024 i casi sono stati 31.949: in media, poco meno di mille all’anno.
Il dottor Parodi potrebbe ripeterlo a tutti questi mille italiani, ogni anno – ne dovrebbe incontrare tre al giorno – “la tempistica non ha funzionato”. La sfacciataggine del presidente dell’Anm rischia di essere trasferita, per proprietà transitiva, a tutti coloro che di fronte alla questione hanno mantenuto un silenzio tombale. L’Anm, evidentemente, nella sua totalità, la pensa come il suo presidente, che ottiene una rappresentatività che va oltre ogni bulgaro consenso. Nessuno, al momento, ha voluto smarcarsi, distinguersi. Ma che dire dell’organo di autogoverno della magistratura? Il Csm, sia tra i componenti togati, sia tra quelli laici, ha ritenuto opportuno silenziarsi, astenersi, allinearsi.
E non è un bell’allineamento quello che si decide nei confronti di chi ha manifestato una simile impudenza: “Perché lamentarsi?” si è chiesto Parodi dopo aver letto la lettera di Marina Berlusconi. Già perché lamentarsi di avere una classe di servitori dello Stato così rappresentata? L’amministrazione della Giustizia è il vertice del “servizio” ai cittadini, non il privilegio di servire sé stessi, in più con la libertà di ironizzare su chi ha avuto giustizia dopo 30 anni, e dopo la sua morte.
Chiedere scusa, a nome e per conto di tanti colleghi che hanno sbagliato sarebbe stato il minimo della decenza. Errare è umano, perseverare è diabolico, infischiarsene è semplicemente indegno. Confesso, che nel segreto del mio cuore, spero che la più alta Magistratura dello Stato, il Presidente della Repubblica, che tante volte ha mostrato sensibilità e attenzione verso le vittime di soprusi e di violenze, possa vedere in questa vicenda e nel suo epilogo un tema degno di essere affrontato, per difendere chi ha subito e subisce una cattiva amministrazione della Giustizia. E magari per rampognare chi difende i cattivi amministratori.
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