La chat Boccia-Ranucci e le guerre di Sigfrido con Barbareschi, Cerno e Giletti. Venti di caos su viale dell’editoria: Rep sciopera, Del Vecchio continua lo ‘shopping’

Non si placano le polemiche in Rai. Dopo che l’ultima puntata di Report è andata in onda, il clima si è fatto irrespirabile: Sigfrido Ranucci e le sue chat con Maria Rosaria Boccia hanno chiuso la stagione appiccando un incendio senza precedenti.

La Rai – che intanto ha perso la sfida dell’access prime time contro Mediaset – appare quasi paralizzata e semi ingovernabile proprio nel periodo-clou tra le Olimpiadi Milano-Cortina e Sanremo. La maggioranza fatica a tenere le briglie sul Cavallo di viale Mazzini. Servirebbe una striscia di indirizzo politico forte e chiara. E forse un format come contraltare capace di fare giornalismo investigativo a tutto campo. Nell’attesa, dopo essersela presa con Luca Barbareschi, largo al linciaggio di Cerno: «Lobby gay», lo scambio tra Boccia e Ranucci. Epiteti da estendere a Signorini, all’enigmatico “Signor B.”, a Massimo Giletti e a Marco Mancini. Ieri con un post al vetriolo su Facebook, il conduttore di Report è tornato a prendersela con quest’ultimo, richiamando l’oscura vicenda dell’Autogrill. Lontana dall’essere chiarita (che ruolo ebbero le scorte?) e foriera di sempre nuove illazioni verso il suo involontario protagonista, allora al vertice del Dis. Risultato? A Mancini, sovraesposto ad arte sulle pagine social del popolare conduttore Rai, arrivano nuove minacce di morte mentre rimane da quattro anni senza scorta.

Un clima incendiario, irresponsabile e pericoloso. Di cui raccontano a fatica i giornali, fotografati in queste settimane nel pieno di un giro di giostra generale. E di uno stato – almeno un po’ – confusionale. Perché se le vendite in edicola vanno male, le richieste di acquisto presso gli editori conoscono un particolare fermento. Leonardo Maria Del Vecchio attraverso il suo family office Lmdv Capital ha rilevato la maggioranza del gruppo Editoriale Nazionale, che pubblica i quotidiani Il Giorno, La Nazione, Il Resto del Carlino sotto le insgne del QN. Il cda di Lmdv Capital ha formalizzato l’offerta vincolante e il Cda di Monrif, che controlla Editoriale Nazionale, ha deciso di procedere alla formalizzazione dell’operazione. L’investimento rappresenta un secondo tassello di una strategia volta alla creazione di un polo editoriale nazionale Leonardo Maria Del Vecchio nel dicembre scorso ha rilevato anche il 30% de Il Giornale. A esito dell’operazione, l’assetto azionario vede Lmdv Capital al 30%, Tosinvest al 65% e Paolo Berlusconi al 5%. Secondo indiscrezioni di mercato, il controvalore dell’operazione si aggirerebbe intorno ai 30 milioni di euro. Fin da allora, era emerso anche l’interesse di Del Vecchio verso il Gruppo Editoriale Nazionale. Lmdv Capital aveva altresì presentato un’offerta da 140 milioni di euro per acquisire Gedi, che alla fine Exxor, cassaforte della famiglia Agnelli, ha opzionato per una trattativa esclusiva con la greca Antenna del miliardario Theodore M. Kyriakou.

Al greco si aggiunge la partecipazione del fondo Pif del principe saudita Mohammad bin Salman, interessato all’intero perimetro editoriale, da La Repubblica alla partecipazione nell’Huffington Post, dalle radio (M2o, Deejay e Capital) alle attività digitali. Le trattative però non vanno benissimo. Tanto che Repubblica ha indetto uno sciopero di 48 ore: le operazioni di compravendita sembrano lontane dal concludersi. La protesta del Cdr è inflessibile: «Vogliamo chiarezza sulle trattative in corso». Repubblica non sarà in edicola neanche oggi.

Si muove poi molto il Gruppo Nord Est Multimedia (NEM), guidato dall’a.d. Giuseppe Cerbone e presieduto da Enrico Marchi, conta tra i suoi azionisti una quindicina delle principali famiglie imprenditoriali del Triveneto. La società edita sei giornali tra Friuli Venezia Giulia (il Messaggero Veneto e il Piccolo) e in Veneto (Mattino di Padova, Tribuna di Treviso, la Nuova Venezia, il Corriere delle Alpi), tutti acquisiti da GEDI, oltre a controllare dallo scorso anno la società Post Eventi. A inizio 2026, NEM aveva manifestato interesse per l’acquisizione de La Stampa, ma la trattativa torinese si sarebbe già arenata. Gruppo NEM sta pilotando anche l’esperimento originale e coraggioso di Italy Post, quotidiano di approfondimento economico con il cuore tra Milano e il Veneto. Il film è ancora solo al primo tempo: tra qualche mese – e non poche sorprese – scopriremo come andrà a finire.