Lo scontro fra Egitto ed Etiopia, con il Sudan travolto dalla guerra che si allinea al Cairo, per le acque del Nilo rimane un problema determinante per gli equilibri africani. Da quando Addis Abeba ha deciso di costruire la GERD (Grand Ethiopian Renaissance Dam), la diga più grande dell’intero continente, l’Egitto ha visto calare vistosamente la quantità di acqua del Nilo, determinante per la sua economia ancora fortemente agricola. Il presidente statunitense Donald Trump ha deciso di intervenire direttamente pubblicando su Truth, il suo social netowork, una lettera inviata al presidente egiziano Abdel-Fattah al Sisi dove si propone come mediatore nella crisi fra Egitto, Sudan ed Etiopia.

Il tycoon ha detto che nessuno dovrebbe avere il controllo assoluto delle preziose risorse del Nilo ed ha suggerito di applicare un meccanismo che suddivida equamente le acque fra le tre nazioni, consentendo allo stesso tempo all’Etiopia di generare quantità sostanziali di energia elettrica. Il Cairo è molto preoccupato della situazione perché dal grande fiume arriva il 90% delle sue riserve idriche ed una sostanziosa diminuzione paralizzerebbe la produzione agricola nazionale. L’Etiopia dal canto suo ha investito cinque miliardi nella costruzione della diga, realizzata anche dall’azienda italiana Webuild, e punta a raddoppiare le sue capacità produttive di energia idroelettrica da rivendere sul mercato africano ed internazionale.

Khartoum, ancora alle prese con la guerra civile, ha delegato la sua politica estera agli egiziani che hanno minacciato forti ritorsioni contro Addis Abeba. Sia il generale al Burhan, capo dell’esercito e del consiglio militare al governo in Sudan che il presidente al Sisi hanno accolto con favore l’offerta di mediazione di Donald Trump, ma il premier etiope Abiy Ahmed considera la GERD fondamentale per il rilancio economico e geopolitico dell’importante nazione del Corno d’Africa, l’Etiopia, la seconda nazione più popolosa del continente con oltre 120 milioni di abitanti, considera la diga come centrale per le proprie ambizioni economiche.

L’Egitto continua a sostenere che questa diga violi i trattati internazionali e potrebbe causare sia siccità che pericolose inondazioni, un’accusa che l’Etiopia respinge. Tutti i governanti si sono però detti disposti ad accogliere la mediazione di Washington, ringraziando pubblicamente il presidente americano e dicendosi pronti a sedere ad un tavolo comune che comunque difficilmente potrà appianare le relazioni fra Egitto ed Etiopia che restano ai minimi storici.

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Matteo Giusti, giornalista professionista, africanista e scrittore, collabora con Limes, Domino, Panorama, Il Manifesto, Il Corriere del Ticino e la Rai. Ha maturato una grande conoscenza del continente africano che ha visitato ed analizzato molte volte, anche grazie a contatti con la popolazione locale. Ha pubblicato nel 2021 il libro L’Omicidio Attanasio, morte di una ambasciatore e nel 2022 La Loro Africa, le nuove potenze contro la vecchia Europa entrambi editi da Castelvecchi