È la fine Piero, ma forse anche l’inizio. I Cinque Stelle sono arrivati al capolinea e si spaccheranno su una questione diventata dirimente perché non è la guerra o le armi ma il loro ruolo in Parlamento: dove devono stare e con chi devono stare. Conte dice state fermi, siamo con la maggioranza e con Draghi però lo contestiamo. Di Maio dice stiamo con Draghi nel progetto generale atlantista ed europeo.

Si spaccano perché è necessario per Di Maio fondare un nuovo gruppo alla Camera e al Senato che raccolga tutti coloro che sono andati via in questi ultimi anni per fare una piattaforma per sopravvivere alle prossime elezioni. Una fine poco gloriosa che potrebbe essere anche l’inizio di un nuovo gruppo di centro.

Perché questa deriva di Cinque Stelle ed ex Cinque Stelle con qualche simpatia per la sinistra e uno sguardo a tutto campo può diventare una piattaforma per tutti quelli che vogliono concorrere alle prossime elezioni sotto una sigla di un centro che non sia né il centrodestra né il Pd. Può succedere? Certamente. La politica si muove. E c’è tempo fino alle prossime elezioni da qui all’autunno e poi dopo per la campagna elettorale per lanciare una formazione di centro. Di Maio si prenota.

Il Movimento in tutto questo ne esce polveroso, umiliato. Ma il migliore di tutti è di nuovo Grillo che spunta fuori e dice: “La morte di un Movimento come il nostro non è un disonore. Dalla morte si rinasce, ma è meglio che tutto sia trasparente e alla luce del sole”. Forse il più dignitoso è l’interprete di quello che è stato lo spirito originario della nascita dei Cinque Stelle, ovvero sempre Grillo, Casaleggio è andato via però Beppe dirà la sua anche in questi giorni.

Direttore editoriale di Riformista.Tv e TgCom