Economia
L’assegno unico per i figli aumenta. E si alzano tutte le soglie Isee
Nel 2026 l’assegno unico per i figli crescerà non grazie a una riforma organica, ma per effetto della rivalutazione annuale. È la naturale conseguenza del meccanismo di perequazione: una salvaguardia pensata per impedire che l’assegno perda valore reale in un contesto inflazionato. Il decreto interministeriale del 28 novembre, ora in Gazzetta Ufficiale, ha fissato la percentuale al +1,4%, quasi il doppio del ritocco applicato l’anno precedente. Un segnale modesto ma importante, soprattutto in un Paese che fatica a sostenere chi mette al mondo figli.
Soglie Isee: il piccolo scivolamento verso l’alto
La rivalutazione comporta l’innalzamento di tutte le soglie Isee, con effetti immediati sulla distribuzione degli importi. La prima fascia, quella che garantisce l’aiuto massimo, salirà sopra quota 17.460 euro, ampliando leggermente la platea dei nuclei che riceveranno il beneficio più elevato. All’estremo opposto, la soglia oltre la quale si percepisce il minimo arriverà a circa 46.580 euro. È una revisione lineare, coerente con l’indice dei prezzi, che garantisce una progressione ordinata e trasparente delle fasce economiche. Non una rivoluzione, ma un aggiornamento che evita scivolamenti regressivi.
Importi aggiornati: micro-aumenti che contano
L’assegno base per i figli minorenni crescerà fino a circa 203–204 euro nella fascia più bassa, mentre il minimo salirà poco sopra i 58 euro. Aumenti lievi, certo, ma necessari per evitare che l’inflazione divori una misura nata per essere universale e progressiva. Anche tutte le maggiorazioni vengono ritoccate: per i figli under 21 con disabilità l’incremento supera l’euro e mezzo, mentre per le madri under 21 si sfiora quota 23,3 euro. Gli importi aggiuntivi per figli dal terzo in poi e per il secondo percettore di reddito restano relativamente stabili ma beneficiano anch’essi della perequazione. Un mosaico di micro-ritocchi che, nel complesso, rafforza il sostegno alle famiglie più fragili.
Effetti sul potere d’acquisto e sul sistema di welfare
È lecito chiedersi quanto possa incidere un incremento dell’1,4% su bilanci familiari stressati da prezzi ancora alti. La risposta, onestamente, è: non abbastanza. Ma la perequazione, pur insufficiente, è l’unica garanzia di continuità in un sistema che fatica a immaginare riforme coraggiose. L’anno prossimo l’adeguamento sarà quasi doppio rispetto allo 0,8% precedente, segno che qualcosa si muove. In un Paese europeista e riformista solo a parole, serve però un salto di qualità: trasformare l’assegno unico in un vero pilastro strutturale di politica familiare, non in una misura manutentiva.
Un passo avanti, non la svolta
L’incremento del 2026 non cambierà la vita delle famiglie italiane, ma impedirà che la misura perda ulteriore terreno rispetto all’inflazione. È una logica da manutentori più che da riformatori. Ma, in tempi di finanza pubblica rigida e di instabilità politica, anche la manutenzione è un atto di responsabilità. Serve, però, una strategia più ampia: investire seriamente sui figli non è una gentile concessione, è l’unico modo per salvare demografia, lavoro e crescita. Una battaglia che un Paese liberale ed europeista dovrebbe considerare prioritaria.
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