Politica
L’effetto Milano-Cortina risveglia il sogno olimpico di Roma e Venezia che si candidano per il 2040
Non si erano ancora spente le luci sulla cerimonia di chiusura all’Arena di Verona, e già l’eredità più significativa di Milano-Cortina 2026 si materializzava in una partita tutta politica: la corsa italiana ai Giochi estivi del 2036 o del 2040. Due candidature, due visioni, due Italie che si contendono il primato del sogno a cinque cerchi. Da un lato Roma, che vuole cancellare l’onta della rinuncia targata Raggi nel 2016. Dall’altro il Veneto di Alberto Stefani – ma ancora un po’ di Luca Zaia – che rilancia il modello dei Giochi diffusi con Venezia come simbolo planetario.
Il sindaco Roberto Gualtieri ha rotto gli indugi dalle colonne del Corriere della Sera, parlando di condizioni mature per costruire una candidatura competitiva in collaborazione con Governo e Coni. Il riferimento al Giubileo non è casuale: per il Campidoglio, la macchina organizzativa dell’Anno Santo rappresenta la prova generale di una capacità gestionale che Roma intende spendere sul tavolo del Comitato Olimpico Internazionale. Una Capitale che, secondo il Global Cities Index di Kearney, ha scalato tredici posizioni in tre anni, superando Milano nella classifica degli investimenti globali.
Giovanni Malagò, presidente della Fondazione Milano-Cortina, ha raffreddato gli entusiasmi definendo la discussione prematura, ma riconoscendo a Roma un doppio vantaggio: la sua storia unica di candidature olimpiche e la ricorrenza del 2040, ottantesimo anniversario dei leggendari Giochi del 1960. Il neopresidente del Coni Luciano Buonfiglio ha adottato la formula della cautela istituzionale, ribadendo che ogni candidatura dovrà essere condivisa tra tutti i soggetti coinvolti e che occorre procedere per tappe.
Ma è dal Veneto che arriva la variabile imprevista. L’ex governatore – mai del tutto ex – Luca Zaia, da Cortina, ha scelto l’agenzia Reuters per lanciare la sua proposta al mondo: un’Olimpiade diffusa con Venezia come vetrina internazionale della sostenibilità e della tutela del patrimonio Unesco, senza gare in laguna ma con competizioni distribuite tra il Lago di Garda, Verona e Padova. Una candidatura che intende capitalizzare il know-how maturato con Milano-Cortina.
Meloni mantiene una posizione di prudente attesa, il 2040 appare lontano, ma meno di quanto appaia: l’assegnazione del 2040 potrebbe arrivare già nel 2029, come accaduto per Brisbane, scelta undici anni prima dei Giochi. Il rischio, tutto italiano, è che la competizione interna tra Roma e Venezia finisca per neutralizzare entrambe le candidature prima ancora che raggiungano Losanna.
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