Come il lupo nella favola, Francesca Albanese entra in sala stampa con i paramenti da sacerdotessa. Montecitorio val bene una “messa”: la presentazione del report “Genocidio di Gaza, un crimine collettivo”. Intorno a lei, ieri, tutti inchini e salamelecchi, si stringono i “partner in crime”, altro che cappuccetti rossi. Una bella compagnia: i deputati del Movimento 5 Stelle Stefania Ascari, Dario Carotenuto e Carmela Auriemma, il senatore di Avs Peppe De Cristofaro e il deputato del Pd Arturo Scotto.

Seduto in prima fila, tra gli ospiti, una vecchia conoscenza: l’avvocato Fausto Gianelli, legale di Abu Rawwa e Albustanji Riyad Jaber, arrestati assieme a Mohammad Hannoun. Con un’accusa pesantissima: essere la cellula italiana di Hamas. La padrona di casa, la pentastellata Ascari (che in passato portò a Montecitorio anche Hannoun), si spella le mani: “È un onore ospitare alla Camera una voce libera e coraggiosa come quella di Francesca Albanese”. Poi la relatrice speciale prende il pulpito: “Quanto sta accadendo in Palestina è l’esito di un ordine mondiale coloniale, che consente la violazione del diritto”. Un filo nero che si definisce: “Armi, intelligence e addestramento congiunto hanno aumentato la macchina genocidaria. E l’Italia è partner del programma F-35, chiave per i bombardamenti su Gaza”. C’è un’unica soluzione, spiega con aria concentrata la sacerdotessa: “Sospendere i legami commerciali con Israele e perseguire le responsabilità individuali dell’occupazione”. Cartellino rosso in arrivo: “Non farlo significa essere complici. Mi auguro che dalle rovine di Gaza possa nascere un nuovo multilateralismo e che l’Italia scelga da che parte stare”.

La relatrice non si fa mancare un’incursione nella cronaca: “Le leggi che strumentalizzano la lotta necessaria contro l’antisemitismo minano le fondamenta dell’ordine democratico e della libertà di espressione”. Vade retro Graziano Delrio. Infine una dovuta precisazione: “Dopo le sanzioni Usa, non ho mai avuto nessun incontro con il governo italiano”. Un assist per il dem Arturo Scotto, già intrepido marinaio sulla Flotilla: “Può un governo di patrioti accettare che una sua cittadina non venga trattata allo stesso modo di altri e possa subire sanzioni individuali che ledono i suoi diritti?”.

Fuori dalla sala stampa, stavolta, nessuno intona “Bella Ciao”, non c’è aria di occupazione per impedire il “sopruso”: il campo largo applaude soddisfatto della funzione. Si indigna il segretario del Partito Liberaldemocratico, Luigi Marattin: “Invece che straparlare di genocidio, i miei colleghi vengano qui, nel kibbutz Kfar Aza, che la mattina del 7 ottobre 2023 fu assalito da diverse ondate di terroristi di Hamas”. Dice la deputata di Fratelli d’Italia, Cristina Almici: “È l’ennesima prova della doppia morale di sinistra e Movimento 5 Stelle, che utilizzano Montecitorio a seconda della convenienza politica. Con l’Albanese umiliano il Parlamento”. Insomma, più che un report, un’investitura. La candidatura è cosa fatta, il lupo è sugli scranni di Montecitorio.