Pericolo italiano
La rete di Hamas in Italia, un pericolo al di là delle peggiori previsioni
Talora la realtà supera la fantasia. Nel nostro caso ciò che riguarda i pericoli costituiti dalla connection fra personalità, gruppi palestinesi e Hamas, va al di là delle peggiori previsioni. In passato il nostro giornale ha ripetutamente suonato un campanello di allarme avendo colto elementi assai inquietanti della realtà.
Ne elenchiamo solo alcuni: uno di essi è stato rappresentato dall’inserimento nelle manifestazioni del 25 Aprile delle Associazioni Palestinesi propiziato dall’Anpi in aperta contraddizione con la realtà storica, visto che negli anni Quaranta le milizie palestinesi combatterono per i nazisti. Questo innesto ha provocato un autentico insulto ai valori storici perché i superstiti delle Brigate Ebraiche e i cittadini italiani di religione ebraica sono stati sistematicamente aggrediti e contestati proprio nel corso di quella che è la loro festa, cioè quel 25 aprile che ha segnato la liberazione dell’Italia dalla occupazione nazista e dai crimini dei Repubblichini, il tutto all’insegna di un antisemitismo fondato sul genocidio. Per di più, nelle numerose manifestazioni fatte per solidarietà alla Palestina, ci sono state autentiche operazioni di guerriglia urbana organizzate da gruppi squadristi di origine palestinese che poi stanno anche adesso impedendo in modo sistematico il libero sviluppo delle opinioni specie nelle Università e nelle scuole.
È nella memoria di tutti l’interruzione della presentazione dei libri nei confronti dei più vari personaggi non in linea con l’islamismo estremista. Basta fare i nomi di Mario Molinari, Daniele Capezzone, Eugenia Roccella, Annamaria Bernini e molti altri. Tutto ciò ha avuto risvolti politici ancora più seri. Per tutta una fase Francesca Albanese è stata chiamata da una parte della organizzazione ufficiale del Pd addirittura con numerose cittadinanze onorarie malgrado il settarismo che ha sempre caratterizzato i suoi interventi e i suoi libri, ma non possiamo sottacere l’esistenza di qualcosa di molto più inquietante e pericoloso posto in essere dalla Cgil versione Landini – che non ha più nulla a che fare con la Cgil storica di Di Vittorio, Lama, Santi, Trentin, Boni e Marianetti. Questa Cgil di nuovo tipo sta fornendo legami e rapporti sul territorio per favorire la aggregazione di una sorta di atipico partito islamico agganciato in modo ambiguo al campo largo a livello italiano e ad Hamas o alla Fratellanza Musulmana a livello internazionale.
Adesso fortunatamente la procura antimafia, la polizia e i carabinieri hanno bloccato la testa del serpente cogliendo la connessione fra un nucleo assai agguerrito costituito dal vertice della Associazione Palestinese che ha svolto un’azione politica organizzativa e finanziaria assai vasta con l’obiettivo di sostenere in tutti i modi non solo finanziari ma anche mediatici e politici Hamas, e la sua influenza politica del nostro Paese. Non sfuggono tutte le connessioni che sul piano della guerra ibrida possono esistere fra il terrorismo islamico e palestinese e il putinismo che si esprime in varie forme, avendo però per obiettivo la destabilizzazione della Europa. Nessuno può dimenticare che pochi giorni dopo l’operazione del 7 Ottobre per la prima volta una rappresentanza di Hamas fu ricevuta al Cremlino.
Ci auguriamo che così come avvenne ai tempi delle Brigate Rosse da parte delle molteplici formazioni della sinistra, venga operato uno sbarramento netto rispetto a tutto ciò. Purtroppo le premesse non sono incoraggianti anche perché, detta in termini oggettivi, c’è’ un abisso fra lo spessore politico e culturale del gruppo dirigente del PCI (con tutti i suoi evidenti limiti sul piano ideologico e della collocazione internazionale e gli attuali dirigenti, di AVS per non parlare del M5S). Come sempre avviene le eccezioni ci sono ma allo stato attuale sul terreno della elaborazione politica e culturale solo una minoranza dei dirigenti della sinistra attuale mostra di avere consapevolezza dello tsunami che è in atto e che colpisce in primo luogo l’Europa, con l’Italia in una posizione assai significativa, sottoposta ad un autentico bombardamento sia da parte dei pro-PAL, sia del puntinismo.
A conclusione della sua dichiarazione di accusa nei confronti degli esponenti di Hamas, il procuratore antimafia Melillo ha aggiunto che tutto ciò nulla toglie ai crimini commessi da Israele che auspica vengano condannati dalla Corte Penale Internazionale. Ma il procuratore Melillo non è uomo politico, né il direttore di un giornale, tantomeno un saggista di geopolitica. Egli deve concentrare la sua attenzione sui crimini scoperti con il concorso della polizia giudiziaria. Il reato è affidato al libero dibattito. Sembra quasi che Melillo sia alla ricerca di una excusatio non petita per le accuse che è costretto a rivolgere ai nove islamici vista la gravità delle prove accertate, alle intercettazioni e ad altre indagini sviluppate dalla polizia giudiziaria.
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