Economia
L’occupazione in Italia cresce: l’incidenza dei contratti a termine è scesa al 10%
Cresce ancora l’occupazione in Italia, ma perde vigore la spinta espansiva che aveva caratterizzato il mercato del lavoro negli anni immediatamente successivi alla pandemia. È la fotografia scattata dall’ultimo Report Lavoro della Cisl, che analizza i dati Istat relativi al quarto trimestre 2025 e mette in guardia su un rischio ormai evidente: senza un cambio di passo, l’intreccio tra declino demografico e bassa produttività può trasformarsi in un freno strutturale alla crescita del Paese.
I numeri, nel complesso, restano positivi. Dal 2021 l’occupazione ha registrato un incremento significativo, superando nel 2025 la soglia dei 24 milioni di occupati, con un tasso di occupazione che ha raggiunto il 62,4%. Anche la disoccupazione si attesta su livelli storicamente contenuti, al 5,5%. “Si tratta di una crescita composta prevalentemente da lavoro stabile, con l’incidenza dei contratti a termine scesa al 10% e che ha riguardato più il Sud che il Centro-Nord e più le donne che gli uomini, ma trainata soprattutto da settori a basso valore aggiunto, con un aumento degli occupati superiore a quello del Pil”, sottolinea il segretario confederale della Cisl, Mattia Pirulli. Ma dietro questi dati si intravedono crepe sempre più evidenti. Il ritmo di crescita dell’occupazione, nell’ultimo anno, è tornato ad allinearsi a quello dell’economia, segnalando la fine della fase di recupero post-crisi. “Nell’ultimo anno il ritmo di crescita è tornato coerente con l’andamento del Pil e dell’economia”, osserva ancora Pirulli, evidenziando come la fase espansiva stia progressivamente esaurendosi.
A complicare il quadro è la dinamica demografica. L’invecchiamento della popolazione e il calo delle nascite rendono sempre più difficile sostituire i lavoratori in uscita, riducendo progressivamente il bacino di forza lavoro disponibile. È un fattore che, combinato con la bassa produttività, rischia di comprimere le prospettive di sviluppo nel medio periodo. Non meno rilevante è il paradosso che attraversa il mercato del lavoro: da un lato, una quota ancora elevata di persone resta ai margini, dall’altro le imprese segnalano crescenti difficoltà nel reperire personale. Il tasso di inattività rimane alto, soprattutto tra giovani e donne. I Neet, pur in riduzione, rappresentano ancora una componente significativa, mentre il livello di istruzione resta inferiore alla media europea e continua l’emigrazione di giovani qualificati, aggravando il disallineamento tra domanda e offerta di lavoro.
Particolarmente emblematico è il caso dell’occupazione femminile. A fronte di un tasso di disoccupazione ormai allineato a quello maschile, permane un livello di inattività molto elevato. Il problema, quindi, non è tanto la difficoltà a trovare lavoro, quanto la mancata partecipazione al mercato, legata alla carenza di servizi, alla scarsa flessibilità organizzativa e alla persistente asimmetria nei carichi di cura. Per la Cisl, evitare che queste criticità si trasformino in un vincolo permanente richiede una strategia condivisa tra istituzioni e parti sociali, orientata a sostenere sviluppo e occupazione di qualità. “Per evitare che l’intreccio tra declino demografico e bassa produttività finisca per frenare la crescita del Paese, è necessario costruire una strategia condivisa tra istituzioni e parti sociali”, sottolinea Pirulli. Una strategia che si articoli in quattro direttrici: rafforzamento delle politiche industriali e degli investimenti, potenziamento della formazione e delle politiche attive, misure efficaci per la conciliazione tra vita e lavoro e rilancio della contrattazione per legare più strettamente produttività e retribuzioni.
Il messaggio è netto: la fase della crescita quantitativa dell’occupazione non basta più. La sfida che si apre riguarda la qualità del lavoro e la capacità del sistema economico di valorizzare il capitale umano. Senza un intervento strutturale, il rischio è che i progressi registrati negli ultimi anni si rivelino insufficienti a sostenere una crescita duratura.
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