Quand’è la manifestazione per l’Iran? Ah, proprio quel giorno? C’è judo, mannaggia. E nemmeno gli altri possono, purtroppo: tra chi deve lavare la macchina, chi va per saldi all’outlet e chi deve stare, per una volta, con i nipotini, dei parlamentari, attivisti, cooperanti, sindacalisti – gli indignati speciali che di solito affollano di rabbia e lacrime le televisioni – non se ne trova uno. Non si trova un’agenda libera per andare a manifestare in solidarietà con gli iraniani che si ribellano, a costo della vita, contro la fanatica dittatura sciita che tiene l’intero Iran in una grande prigione. Le proteste contro Khamenei e i suoi pasdaràn vanno avanti da quindici giorni tra repressioni sanguinose e impiccagioni di massa. Il primo bilancio – parziale, dato il blackout informativo imposto dal regime di Teheran – è di dodicimila vittime.

Ieri in una cittadina nei pressi della capitale, Pardis, l’esercito ha aperto il fuoco con i mitragliatori sulla gente, uccidendo in pochi minuti centinaia di persone tra manifestanti e non. Civili, famiglie, anziani che passavano per strada sono stati falcidiati in pieno giorno, senza un perché. Nelle principali piazze del centro di Teheran si ammassano le body bag nere che contengono migliaia di resti degli studenti centrati a fucilate. Una carneficina efferata che non ha precedenti. Tuttavia la politica, i sindacati, le associazioni, le ong italiane stavolta rimangono tiepide.

Qualcuno fa un tweet, altri neanche quello. Di scioperi di solidarietà, non se ne parla. Della flotilla pronta a salpare per l’Iran, neanche l’ombra. Nessun liceo viene occupato. Nessuna università proclama l’agitazione. Carlo Calenda aveva proposto di scendere in piazza già oggi. D’altronde a Berlino, Parigi, Madrid, persino Helsinki le ambasciate iraniane sono cinte d’assedio da centinaia di manifestanti, da giorni. A Roma no. A Londra l’altro ieri i manifestanti hanno fatto irruzione nella sede diplomatica khomeinista e dopo aver strappato dal pennone la bandiera del regime l’hanno sostituita con quella della Persia monarchica. Applausi da migliaia di manifestanti.

Da noi l’ambasciata iraniana, sull’elegante via Nomentana, è silenziosamente immersa nella quiete dei suoi giardini. Calenda insiste: bisogna scendere in piazza, far sentire la voce di chi difende libertà e democrazia a Teheran. Aderisce il Pld di Marattin, i cui militanti sono già scesi con le loro bandiere nelle strade di alcune città. Il Partito Radicale promuove un sit-in per sabato. Di nuovo Calenda, su X, invita tutte le sigle a unirsi a quell’appuntamento per una dimostrazione unitaria di solidarietà bipartisan. Un appello forte. Ma non sembra di sentire la folla. Arrivano i Radicali Italiani di Hallissey. Del Pd non si ha notizia. Anche se Piero Fassino, Filippo Sensi e Pina Picierno premono per l’adesione, l’atteso via libera dal Nazareno non arriva. E perfino il battagliero M5S, a voce paladino dei deboli, stavolta – accidenti – non sembra trovare un attimo per unirsi a chi manifesta. Per fortuna invece il governo ha deciso di rendere manifesta la sua decisa presa di posizione al fianco del popolo persiano e ha convocato ieri, come aveva chiesto con un appello Il Riformista, l’ambasciatore iraniano a Roma.

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Ph.D. in Dottrine politiche, ha iniziato a scrivere per il Riformista nel 2003. Scrive di attualità e politica con interviste e inchieste.