Sembra che per la prima volta il regime degli ayatollah si avvii lungo il viale del tramonto, e anche chi è cauto sulle previsioni avverte che con questa rivolta il popolo persiano stia sfidando la teocrazia dei successori di Ruhollah Khomeyni con lo scopo di rovesciarla. Se la rivolta si trasformerà in rivoluzione lo si vedrà nei prossimi giorni e nelle prossime settimane. Ma qualcosa è già in movimento, e sul crollo di Ali Khamenei e soci iniziano a scommettere anche le grandi potenze e gli esuli, che dal 1979 sognano il ritorno in patria e la fine del terrore islamico imposto dal regime. La repressione sembra non riuscire a contenere la voglia di voltare pagina, di tornare ad essere la Persia. Ciò non vuol dire che i giovani che manifestano sognino il modello occidentale: al contrario, contrastano un regime che ha mutato l’essenza di un impero millenario.

Combattono contro la Sharia, contro la polizia morale, contro le esecuzioni e i delitti, contro la cultura del sospetto e della delazione, contro i patiboli e le lapidazioni. Contro il velo simbolo dell’oscurantismo. Così una ragazza coi capelli al vento che fuma una sigaretta mentre brucia il manifesto della “Guida Suprema” diviene il simbolo di una rivoluzione che non ha in sé il fondamento ideologico, ma quello del ripristino della dignità umana, del ritorno al valore della persona. Una società che l’Iran possedeva e che gli ayatollah hanno cancellato. Vivono nell’oscurantismo e si cibano della morte di coloro che giudicano infedeli.

Il reiterato appello di Reza Pahlavi, che si è posto a capo dell’opposizione al regime, rivolto a Trump è il simbolo di una storia gloriosa che vuol riprendersi ciò che le è stato tolto. L’erede non è il simbolo di un passato remoto, ma l’alternativa al presente, una contrapposizione manichea che non conosce limiti e che travalica lo spazio e il tempo. Trump, alla luce delle vittime della repressione, annuncia che gli Stati Uniti colpiranno se il regime non cesserà le violenze. Ma la strada è impervia e in salita, e gli Stati Uniti sanno bene che ogni passo deve essere meditato. Comunque è chiaro a tutti che la data di scadenza della Repubblica Islamica è stata oramai fissata. E gli strepiti di Khamenei sono le minacce di una tigre senza artigli, l’ultima carta per tentare di drenare un fiume in piena.

Tutti i veli stanno per essere squarciati. Il primo – quello della Rete chiusa dal regime – pare lo abbia squarciato Musk con i satelliti di Starlink; il secondo forse lo squarcerà l’erede dello Scià con Trump; il terzo, se la speranza alla fine supererà queste notti di rivolta, lo squarceranno definitivamente le donne persiane.

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Nato nel 1994, esattamente il 7 ottobre giorno della Battaglia di Lepanto, Calabrese per grazia di Dio e conservatore per vocazione. Allievo non frequentante - per ragioni anagrafiche - di Ansaldo e Longanesi. Direttore di Nazione Futura dal settembre 2022 a maggio 2025. Oggi e per sempre al servizio della Patria. Fumatore per virtù - non per vizio - di sigari, ho solo un mito: John Wayne.