Qualcosa si muove nel centrosinistra milanese. Non sono ancora candidature formali, né programmi chiusi e consegnati agli elettori, ma il dibattito sul futuro della città ha preso una consistenza che sarebbe sbagliato sottovalutare. I nomi circolano – Scavuzzo, Majorino, Pacini, e poi ancora Calabresi, Ambrosoli – le idee si confrontano nei circoli e nelle assemblee, le primarie vengono invocate da più parti come strumento di partecipazione e non solo di selezione.

Si discute di casa, di disuguaglianze, di governance metropolitana, di quale Milano si vuole costruire nei prossimi dieci anni. Lo si fa pubblicamente, anche con accenti diversi, talvolta in aperta dialettica interna: segno di vitalità, non di debolezza. Dall’altra parte del campo, un silenzio quasi timido è ancora la nota dominante. Il centrodestra milanese – che pure governa la Regione e il Paese – sembra non aver ancora trovato la misura della sfida che lo attende.

Non si tratta di una gara a chi si muove prima: le candidature premature raramente portano fortuna. Si tratta, piuttosto, di dare un segnale di progettualità. Di far capire alla città che esiste un’idea alternativa di Milano, un disegno che vada oltre la rendita di posizione garantita dai palazzi romani e regionali. Perché Milano, per storia e vocazione, non è mai stata terreno di conquista per chi si presenta senza un progetto credibile e che parta da lontano.

Questa città ha bisogno di una competizione politica di alto livello. Ha bisogno che entrambi gli schieramenti mettano sul tavolo visione, competenze, proposte misurabili. Il confronto interno al centrosinistra, con tutti i suoi limiti e le sue contraddizioni, sta almeno ponendo le domande giuste. È tempo che qualcuno, dall’altro lato, dia segnali di fare altrettanto. E a quanti, nel centro destra, paiono dare per persa la battaglia, mi piace ricordare che a Milano quando il centro destra è stato a trazione liberale e popolare, vincendo, ma anche perdendo con Abertini, Moratti e Parisi ha sempre proposto cultura di governo e ottima politica.