"I fondi del Qatar devono avere una ricaduta sociale, in termini per esempio di housing sociale"
Milano secondo Calenda: “Va ricucito rapporto con borghesia disimpegnata, Sala si adegua al Pd perché vuole il Parlamento. Sicurezza? Governo non può abbandonare città perché c’è amministrazione rivale”
Milano ha una grande storia di riformismo, una città che è stata capace di formule politiche inedite, diventando un modello anche per la politica nazionale. Ne parliamo con Carlo Calenda, segretario di Azione.
A suo avviso è ancora in grado di svolgere questo ruolo?
«Sì, assolutamente sì, soprattutto in un momento di passaggio dove, dopo un lungo periodo di sviluppo, il cosiddetto modello Milano adesso si trova ad avere una crisi di crescita, a dover trovare un assestamento del suo modello».
È una città dei grandi progetti, delle grandi iniziative. C’è stato l’Expo, ci saranno le Olimpiadi invernali: è ancora in grado, conciliando però gli equilibri sociali che a molti sembrano mancare o essere incerti?
«Intanto bisogna per un pezzo ripensarla, che non vuol dire paralizzarla, ma vuol dire che se hai una città che attrae tantissima ricchezza, come Milano fa, quella ricchezza va ridistribuita. I fondi del Qatar, tutte le cose bellissime, devono avere una ricaduta sociale, in termini per esempio di housing sociale. Penso in particolare agli studenti: vengo da tre giorni in cui ho visitato Politecnico, Statale, Bocconi, e ho rilevato che un tema comune è l’housing per gli studenti. Stiamo parlando di un grandissimo capitale che Milano attrae e che non deve perdere. Credo che si debba mettere un po’ più l’attenzione su quello che è il riequilibrio. Va anche detto che ci sono cose che Milano può fare parzialmente, penso che se è una città che è di fatto la seconda capitale d’Italia, ha un così grande problema di sicurezza, lì c’è un punto di cui il governo nazionale -insieme all’amministrazione locale – si deve far carico. Trovo invece veramente aberranti certe iniziative della Lega, come la legge anti-maranza… Ma questi sono al governo! C’è un problema di forze dell’ordine che vanno in pensione, c’è un problema di controllo del territorio, c’è un problema anche di capacità di espellere i migranti quando questi sono non solo irregolari, ma delinquono e tutto questo va studiato insieme. Non è che il governo può abbandonare Milano perché, siccome c’è un’amministrazione di centrosinistra, chi se ne importa!».
Un assessorato alla sicurezza funziona, serve?
«Assolutamente sì, perché vuol dire che tu ce l’hai intanto, ne fai oggetto di un’azione politica specifica, poi gli assessorati a questo servono, e organizza tutti i mezzi che il Comune ha sul tema della sicurezza a servizio di quelle zone che sono più colpite. In aggiunta fa da collegamento con lo Stato, in modo da utilizzare al massimo le risorse che può mettere su questo tema. Quindi sarebbe fondamentale, sì».
Poi c’è la questione della rigenerazione urbana. A suo tempo il Comune ha ritirato il sostegno al Salva Milano, dopo l’inchiesta. Voi l’avevate votato alla Camera. Ritenete ancora necessaria una norma di chiarimento oppure gli sviluppi hanno cambiato la vostra valutazione?
«No, no, la riteniamo necessaria. Tra l’altro, il modello di rigenerazione urbana di Milano era quello che io proponevo per Roma perché era molto duttile, molto più capace di attrarre investimenti e far realizzare progetti».
Inaugurando la nuova sede di Azione a Milano lei ha parlato di un problema di coraggio del sindaco Sala su un rimpasto. Voi avete sempre supportato la Giunta nei momenti difficili, ma non siete in Giunta….
«Sala è fatto così. Tu puoi anche essere quello che lo supporta nel momento in cui Pd, AVS, figuriamoci il Movimento 5 Stelle, sono tutti lì intorno a cercare di limitarne i poteri, di dire che deve tornare sui suoi passi. Tu voti il Salva Milano e lui poi si tira indietro. Il tema è: cosa vuole fare Sala? Io credo che voglia andare in Parlamento, credo che voglia andarci con il campo largo; per cui se il Pd gli dice di non prendere a bordo Azione perché non sarà in quel campo largo, Sala si adegua. Bene, vorrà dire che avremo le mani molto più libere».
Non ha escluso un’uscita dalla maggioranza. Guardando al 2027, se il centrosinistra esprimesse un candidato troppo marcato come Majorino, ad esempio…
«Ma non è tanto solo il fatto di essere marcato, perché Pisapia se vogliamo, ideologicamente aveva una connotazione molto precisa. Però era un uomo di grande pragmatismo e secondo me ha fatto anche cose buone. La cosa che mi preoccupa un po’ di andare verso una candidatura simile è che secondo me non parlerebbe a un pezzo di Milano che comunque è sempre stato radicalmente antifascista, che comunque non voterebbe mai un candidato della destra estrema, un’espressione di La Russa per intenderci. Ma per quel pezzo di Milano ci vuole una persona in grado di farsene interprete. È un compito complesso».
Continuando a parlare di politica, Sorte, segretario regionale di Forza Italia Lombardia, ha proposto pubblicamente uno schema di alleanza allargata con voi e addirittura vi ha offerto nel caso già una carica da vicesindaco. Giulia Pastorella di Azione è stata ospite in congresso milanese di Forza Italia dove ha detto che spesso in Consiglio comunale sono state prese anche delle distanze dalla Giunta. Fino a che punto siete disposti a spingervi nel dialogo con il centrodestra?
«Penso che le cose vadano fatte per ordine, noi siamo parte di una maggioranza di centrosinistra a cui abbiamo cercato di dare una mano. Le risposte non sono state né generose né nella linea che noi auspicavamo. Ma non parlo dell’assessore, parlo anche del fatto di tenere più duro sulla questione del Salva Milano, non alla prima avvisaglia di una procura invadente rinculare. Noi qui stiamo e quello che vorremmo capire è come si sceglierà nella coalizione, quali nomi ci sono… Questo è il primo passo che va fatto logicamente, perché ringrazio molto Sorte, tutte le aperture sono sempre molto benvenute. Chiaro che, se la candidatura fosse una candidatura non credibile rispetto al progetto che c’è da fare per Milano, o fosse un programma tutto spostato in area Avs, 5 Stelle, non ci interesserebbe».
Tornando un attimo a Milano e alle sue caratteristiche, c’è un grande centro e ci sono tante periferie. È una condizione che richiede oggettivamente una visione, un progetto…
«Io non sono milanese, ho studiato Roma che è fatta allo stesso modo, ma molto più in grande, ancora più complicata. La questione è cercare di costruire una città policentrica, perché non reggono le città in cui si costruiscono anelli su anelli intorno e poi comunque insiste tutto sul centro. Questa è una cosa che secondo me va pensata: vuol dire che i luoghi dello sviluppo devono essere non tutti centralizzati in uno stesso posto, e come luoghi dello sviluppo intendendo anche le università, i coworking. Contemporaneamente va pensata la riqualificazione di vie, piazze».
Per concludere: Milano era la capitale morale, che capitale può ancora essere?
«Lo è ancora per tanti versi. L’unica cosa che mi preoccupa dal punto di vista della capitale morale è che una volta la borghesia milanese era molto impegnata nel Paese. Mi ricordo che i grandi imprenditori facevano sentire la loro voce, i grandi banchieri parlavano di cosa serviva alla crescita, l’hanno fatto fino ad anni recenti. Adesso questa borghesia è diventata una borghesia molto disimpegnata, e questo inevitabilmente si riflette su Milano, perché Milano ne era proprio la casa».
Si può ricucire il rapporto tra la politica e questo pezzo di Milano?
«È una cosa che si può fare se si chiama all’impegno su qualcosa che sia credibile. Certamente non si impegna se diventa una questione tutta interna, una politica che non guarda la città, ma guarda gli equilibri interni di uno schieramento».
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