Il Veneto è la seconda regione italiana per peso occupazionale delle PMI, che arrivano a rappresentare il 64,2% dell’occupazione totale, superata solo dalla provincia di Bolzano. Un dato che fotografa non solo una vocazione imprenditoriale diffusa, ma la struttura stessa di un modello economico che ha fatto della dimensione media la propria forza competitiva. Secondo i dati più recenti della Banca d’Italia, nel primo semestre 2024 l’attività economica si è indebolita e la produzione manifatturiera delle imprese con almeno 10 addetti si è ridotta rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

Le Pmi venete, motore silenzioso di un’economia che resiste

Nonostante questi segnali di rallentamento, la quota di imprese venete in utile è rimasta elevata nel 2024. Le cifre raccontano una resilienza che ha radici profonde. Tra il 2019 e il 2024, il PIL veneto è cresciuto del 4,60%, posizionando la regione ai vertici nazionali per recupero post-pandemia. Ma è nell’export che le PMI venete mostrano la loro vera natura: il 57% delle piccole imprese manifatturiere e oltre il 90% delle medie esportano, con più di un terzo del fatturato realizzato all’estero. L’evoluzione degli ultimi quindici anni ha visto una progressiva selezione del tessuto imprenditoriale.

Il Veneto ha contenuto la perdita del margine operativo lordo al 15% rispetto ai livelli pre-crisi del 2008, seconda solo al Trentino Alto Adige, ed è prima in Italia per redditività delle imprese e per il basso peso degli oneri finanziari. Le prospettive immediate riflettono un momento di transizione. Nel primo trimestre 2025 si è registrata una riduzione del numero di imprese attive (-0,8%), ma il comparto dei servizi mantiene un bilancio stabile, con i servizi ad alto contenuto di conoscenza che bilanciano la contrazione di quelli tradizionali.

Export veneto, un modello in mezzo alle tempeste

Il Veneto esporta beni per un valore che rappresenta quasi la metà del PIL regionale (45,5%), con circa 82 miliardi di euro nel 2023, pari al 13,1% dell’export nazionale. Un dato che racconta non solo numeri, ma l’essenza stessa di un’economia che ha fatto del commercio internazionale la propria ragione d’essere. L’evoluzione degli ultimi quindici anni è una storia di trasformazione. Nel 2010, dopo la crisi del 2009 che aveva fatto crollare l’export del 21,5%, il Veneto aveva consolidato la seconda posizione nazionale con 45,6 miliardi di euro. Un decennio dopo, nel 2019, l’export manifatturiero aveva toccato i 31 miliardi nel solo primo semestre, con una crescita del 33% rispetto al 2009. Una progressione che ha visto il modello veneto adattarsi, diversificarsi, evolversi.

La meccanica strumentale si conferma il primo settore con oltre 16 miliardi di euro, registrando nel 2023 un significativo aumento delle vendite (+8%). Ma è nel vino che il Veneto ha scritto pagine di successo straordinario: nel 2024 l’export vinicolo ha sfiorato per la prima volta i 3 miliardi di euro. Il Veneto ha un indice di diversificazione dell’export del 46,8%, secondo solo alla Lombardia (43%), che lo rende meno vulnerabile alle turbolenze del commercio internazionale.

Le prospettive i riflettono le incertezze globali. Nel 2024 le esportazioni venete hanno registrato una contrazione dell’1,8% rispetto al 2023, attestandosi a 80,1 miliardi. Eppure, dietro i numeri, c’è un sistema che ha le potenzialità per reinventarsi. I distretti industriali del Veneto, pur con un lieve calo nel 2024 (-0,9%), mantengono un ruolo di primo piano con vendite all’estero per 33,2 miliardi, un quinto del totale nazionale dei distretti.