“Quando tutti corrono, tu resta fermo”, recita un proverbio gallese. È questo il messaggio lanciato dalla Banca Centrale Europea la settimana scorsa agli investitori e ai mercati (e non solo). Francoforte ha deciso di mantenere invariato il costo del denaro europeo al 2%, rispettando le attese degli analisti. Ma alla luce della strettissima attualità la decisione non è stata affatto scontata. Lo spiega la nota del Consiglio direttivo di Francoforte: «Ci troviamo in una posizione favorevole per affrontare l’incertezza dovuta al conflitto in Medio Oriente. L’inflazione si è collocata intorno all’obiettivo del 2%, le aspettative di inflazione più a lungo termine risultano saldamente ancorate e l’economia ha evidenziato una buona capacità di tenuta negli ultimi trimestri. Il Consiglio segue attentamente la situazione del conflitto e definirà in modo appropriato la politica monetaria grazie al suo approccio fondato sui dati».

L’atteggiamento di Francoforte da un lato può essere considerato il classico wait and see, ma stavolta non deve essere scambiato per immobilismo: è arrivato in una giornata molto particolare per i mercati. La guerra in Medioriente nell’ultima settimana si è nettamente trasformata da conflitto militare a energetico. Anzitutto raid israeliani hanno colpito in Iran gli impianti e le raffinerie di South Pars, che è il più grande giacimento di gas al mondo. È una struttura chiave per il regime teocratico locale: produce fino al 70% del gas iraniano. Stessa sorte è toccata sempre in Iran al complesso energetico di Assaluyeh: hub petrolchimico e di raffinazione collegato a South Pars, a cui è stata ridotta la capacità industriale.

Per il regime sono stati durissimi colpi cui doveroso rispondere. In Qatar gli Iraniani hanno colpito il terminal LNG Ras Laffan, che è il più grande impianto LNG al mondo e impatta per circa il 20% sul mercato mondiale del gas liquido. In Arabia Saudita danneggiata la raffineria di Yanbu, che è un hub sul Mar Rosso per esportazioni alternative a Hormuz: un vero e proprio nodo strategico per aggirare lo Stretto. Negli Emirati danneggiati Habshan e Bab, cuori pulsanti della produzione energetica locale. Con l’attacco a South Pars le quotazioni di petrolio e gas sono schizzate ieri come mai visto dallo scorso 28 febbraio. Il Brent è volato oltre la nuova soglia psicologica dei 110$ al barile per poi ripiegare attorno ai 105$, proprio dopo le decisioni della Bce. Il gas (TTF) ha fatto di meglio: solamente ieri si è apprezzato di circa il 20% scavallando la soglia dei 65 euro.

La Bce, perciò, ha mantenuto la calma in un contesto a dir poco movimentato. Dimostrando un atteggiamento di prudenza strategica in un contesto segnato anche da crescita debole. Dopo una lunga fase di politica monetaria restrittiva, con tassi portati ai livelli più alti degli ultimi anni, Francoforte ha deciso di non intervenire ulteriormente. Il segnale agli investitori è chiaro: l’attuale livello del costo del denaro è già abbastanza restrittivo per riportare l’inflazione verso l’obiettivo del 2%. D’altronde lo scenario pessimista del perdurare del conflitto col petrolio stabilmente sopra i 100$ al barile al momento è dato al 35%. Meglio aspettare.

Dal punto di vista dei mercati obbligazionari, il mantenimento dei tassi segnala stabilità. I rendimenti tendono a muoversi meno bruscamente e gli operatori iniziano a prezzare scenari futuri più definiti. Per le borse, il messaggio di Francoforte è duplice. L’assenza di nuovi rialzi riduce la pressione sul costo del capitale e migliora la visibilità per imprese e investitori. Tuttavia, il fatto che i tassi restino elevati segnala anche che le condizioni finanziarie rimangono restrittive, limitando il potenziale di crescita degli utili. Ma il vero messaggio della BCE va oltre le reazioni immediate dei mercati. La scelta riflette un equilibrio delicato tra due rischi opposti: da un lato un’inflazione ancora sensibile agli shock energetici, dall’altro una crescita economica fragile nell’Eurozona. In questo contesto, muoversi troppo presto – in un senso o nell’altro – sarebbe stato comunque controproducente.

Paolo Bozzacchi

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