Ha decapitato un professore perché aveva lanciato un dibattito in classe con i suoi studenti sulle caricature del profeta Maometto pubblicate dal settimanale “Charlie Hebdo“. E’ quanto successo nel tardo pomeriggio di venerdì 16 ottobre alla periferia di Parigi.

L’aggressore, un 18enne nato a Mosca (e non un 48enne algerino genitore di un alunno come inizialmente era emerso), ha prima ucciso il docente di storia del liceo Bois d’Aulne, di Conflans-Saint-Honorine, poi è stato sorpreso in strada dalla polizia che, vedendolo armato di coltello, gli hanno intimato di gettare l’arma prima di esplodere diversi colpi d’arma da fuoco dopo le minacce pronunciate dal giovane.

Quest’ultimo, prima di essere ucciso dagli agenti, avrebbe urlato “Allah Akbar“. Secondo una prima ricostruzione, ancora frammentaria, della polizia, intorno alle 17, a Eragny, una squadra anticrimine di Conflans Sainte-Honorine ha avvistato un individuo che portava un coltello. Quando gli agenti gli ha chiesto di posare l’arma, ha rifiutato. “Aggressivo e minaccioso”, è stato successivamente ucciso.

A poca distanza i poliziotti hanno poi scoperto il corpo del docente decapitato. Gli inquirenti non hanno potuto avvicinarsi immediatamente perché si temeva che l’aggressore indossasse un giubbotto esplosivo. La circostanza non è stata ancora confermata.

Stando a fonti investigative, l’uomo che ha decapitato il professore ha fatto a tempo a pubblicare su Twitter le immagini del docente decapito prima di essere abbattuto dalla polizia. L’emittente televisiva “BfmTv” spiega che recentemente i genitori di alcuni alunni di un liceo a Conflans-Saint-Honorine, dove la vittima è stata uccisa, si sono lamentati perché durante le lezioni sono state mostrate le caricature di Maometto pubblicate dal settimanale “Charlie Hebdo”.

Il presidente francese, Emmanuel Macron, si è recato in serata nella cellula di crisi del ministero dell’Interno di Parigi per seguire il caso sul quale sta indagando l’antiterrorismo. Presente anche il ministero dell’Interno, Gerald Darmanin, rientrato d’urgenza dalla visita in Marocco.