A tredici giorni dal 27 gennaio, il Giorno della Memoria si avvicina in un clima mai così controverso. Dopo due anni di forte impennata degli episodi di antisemitismo — con un aumento stimato del 450% in Italia nell’ultimo anno — alcune comunità ebraiche e associazioni, come Setteottobre, hanno annunciato che non prenderanno parte alle manifestazioni ufficiali. Un segnale forte, che denuncia l’impossibilità di “cancellare con un colpo di spugna, o di cipria”, una deriva che continua a preoccupare. In questo contesto, il Partito Liberaldemocratico guidato da Luigi Marattin ha indetto una conferenza stampa dal titolo “Contrasto all’antisemitismo in Italia. Le proposte del Partito Liberaldemocratico”. L’obiettivo è chiaro: chiedere che entro il 27 gennaio 2026 il Parlamento approvi una legge organica contro l’antisemitismo, facendo convergere il ddl Delrio e quello presentato dal centrodestra, firmato da Maurizio Gasparri e altri, in un testo unitario, chiaro e incisivo.

«Noi siamo a favore del ddl Delrio e consideriamo pretestuose le polemiche delle settimane scorse», ha dichiarato Marattin. Il testo, infatti, adotta la definizione internazionale di antisemitismo formulata dall’IHRA (International Holocaust Remembrance Alliance), secondo cui l’antisemitismo è “una certa percezione degli ebrei che può essere espressa come odio per gli ebrei” e che si manifesta attraverso atti verbali e fisici diretti contro persone, istituzioni e proprietà ebraiche. Secondo il segretario del PLD, il dibattito si sta muovendo su un terreno “scivoloso”, in cui – in tempi di trumpismo e vancismo – qualcuno tenta di far passare l’idea che la libertà coincida con la possibilità di dire qualsiasi cosa, incluse fake news e discorsi d’odio. «Non è così», ha sottolineato Marattin, respingendo l’accusa che una legge contro l’antisemitismo possa limitare la libertà di parola. «Si tratta piuttosto di un tentativo, spesso interessato, di difendere chi ha convenienza a spargere odio». Per i liberaldemocratici, la difesa dei valori delle democrazie liberali richiede un impegno senza ambiguità: «Occorre fare whatever it takes, in Italia come a Caracas o a Teheran, per difendere questi princìpi», ha ribadito Marattin, ricordando come la definizione IHRA fosse condivisa senza problemi da tutte le forze politiche fino a pochi anni fa.

Il percorso parlamentare è entrato in una fase decisiva. L’ultimo passaggio sono state le audizioni di sei esperti – dopo quelli già auditi nelle settimane precedenti – tra cui il professor Simone Oggionni, il presidente dell’associazione Sinistra per Israele, Emanuele Fiano, la professoressa Anna Foa e il professor Nicola Perugini, nell’ambito di un ddl Delrio già incardinato. Per Marattin, non arrivare a una legge entro il Giorno della Memoria sarebbe «scandaloso». E forse, aggiunge implicitamente, anche il continuo rinviare e dilatare il momento di affrontare seriamente il tema rischia di trasformarsi esso stesso in una forma di rimozione. Se non di antisemitismo.

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Classe 2002, mediatrice linguistica dalla penna obiettiva e tagliente. Sicula passata per l’Inghilterra, ma trapiantata a Siena. Appassionata di Palio, politica e polemiche.