L'intervista
Quattro anni di guerra Russa-Ucraina, Jazowska (Ecfr): “L’attacco di Putin alla Nato è un’eventualità. I colloqui tra Washington e Mosca avranno un impatto tremendo”
A quattro anni dall’inizio dell’“operazione militare speciale” di Putin contro l’Ucraina, il timore che Mosca possa attaccare la Nato è diventata un’opzione concreta. Ne abbiamo parlato con Marta Prochwicz Jazowska, dello European council of foreign relations (Ecfr).
Lei è di base a Varsavia, avamposto Nato a Est. Come giudica l’ennesimo veto ungherese alle sanzioni contro la Russia, e come si può evitare una volta per tutte questo collo di bottiglia?
«Vale la pena ricordare che l’Ue è riuscita a far passare tutti gli altri 19 pacchetti di sanzioni. Ora, quest’ultimo è decisamente complesso, ma quelli precedenti hanno permesso di ricorrere a tante modalità su come gestire l’opposizione ungherese. D’altra parte, non ci sono soluzioni sistemiche. L’Ue è stanca e irritata con Budapest. Tanto più ora che Orbán ha ricevuto un così chiaro endorsment da Rubio che gli ha fatto visita dopo la conferenza di Monaco. A primavera in Ungheria si terranno le elezioni. E lì si capirà quale direzione intenderà prendere il Paese».
Nel quarto anniversario di guerra in Ucraina, qual è il livello di rischio di un’aggressione russa contro un membro della Nato?
«È un’eventualità legata a diversi elementi. Per questo bisogna concentrarsi sugli elementi di deterrenza. La guerra in Ucraina, prima di qualunque altra cosa, è un vincolo operativo per Mosca. Il dispiegamento di 6-700mila uomini sul fronte ucraino non le permette di definire con chiarezza la riorganizzazione delle sue forze alla fine del conflitto. C’è poi il fattore tempo. Si stimano dai sei mesi ai due anni per la Russia per riarmarsi, dopo un eventuale cessate il fuoco con Kyiv. Infine, è improbabile che il Cremlino intraprenda azioni cinetiche contro l’Europa finché gli Usa sono presenti sul nostro territorio. D’altra parte, siamo costantemente sotto attacco cibernetico russo».
Nonostante il disimpegno americano?
«Siamo ben consapevoli di come siano cambiati gli Stati Uniti. E i segnali di un alleggerimento della loro presenza sul nostro continente sono più che evidenti. Se però mi chiedi se gli Stati Uniti interverrebbero meno in caso di attacco russo, ti rispondono che, sì, probabilmente lo farebbero».
Tuttavia, il nuovo approccio di Trump quanto ha reso debole la Nato agli occhi di Putin?
«Per il Cremlino, le tensioni emerse in questi 13 mesi di presidenza Trump sono apparse come un’opportunità da cogliere. Lo stallo politico dell’Alleanza può essere visto come l’anticipazione di una sua frattura definitiva. È un elemento in favore di Mosca nella prospettiva di un cessate il fuoco in Ucraina. D’altra parte, non è sufficiente per pianificare un attacco. Il conflitto aperto contro Kyiv impedisce al Cremlino di avere chiaro il volume di truppe necessario per un’operazione contro il nostro territorio».
Quanti sono stati i soldati Usa finora ritirati dall’Europa?
«Ufficialmente 700, al massimo 900 dalla Romania. Nient’altro. Ma per ora la Global force posture review (Gpr, la revisione strategica periodica condotta dal Pentagono, Ndr), che doveva essere pubblicata l’anno scorso, non è ancora uscita. Quindi non sappiamo davvero quali saranno le riduzioni effettive. Se si tratta di circa 20mila unità, c’è la possibilità che questo non renda l’Europa molto più debole. In tal caso, credo che gli europei dovrebbero compensare i vuoti. Proprio come siamo riusciti a compensare il ritiro finanziario americano dal conflitto in Ucraina».

Tuttavia, sostituire la capacità militare Usa non è come compensare il vuoto del sostegno finanziario. In quali settori operativi non potremo fare a meno degli Usa?
«Penso alla “Ricognizione Isr” (Intelligence, surveillance and reconnaissance, Ndr). Gli Stati Uniti hanno equipaggiamenti che noi europei non abbiamo ancora. Ma credo che queste siano necessità estremamente settoriali che, se gestiamo bene la relazione con gli Stati Uniti, non saranno fuori nostra portata».
Minacce nucleari, il trattato Usa-Russia New Start sulla riduzione delle testate è scaduto all’inizio di questo mese. I negoziati sul suo rinnovo influenzeranno in qualche maniera quelli sull’Ucraina?
«Quelli sul New Start sono negoziati bilaterali da cui l’Europa è ufficialmente esclusa, ma non vuol dire che sia aggiornata. È un ambito che chiama in causa tante questioni. Per esempio, Iran, Medio Oriente e Artico. L’esito dei colloqui tra Washington e Mosca avrà un impatto tremendo su tutto. Quindi anche sull’Europa e sulla guerra in Ucraina».
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