Per Carlo Nordio, il ministro della Giustizia, «sarà per sempre Sì». Il viaggio del Guardasigilli lungo lo Stivale – per spiegare agli italiani le ragioni del Sì al referendum sulla separazione delle carriere dei magistrati – ha fatto tappa anche a Verona, dove ad accoglierlo ha trovato una pletora di comitati a supporto della riforma e militanti dei partiti di centrodestra, da Lega a Forza Italia a Fratelli d’Italia. Le parole di Nordio sono state chiare: «Le ragioni del Sì si fondano sull’attuazione della riforma voluta a suo tempo da un grande giurista socialista, Giuliano Vassalli». Nordio intende «uniformare l’Italia alle civiltà occidentali per quanto riguarda la separazione delle carriere, perché in nessun Paese moderno il pubblico accusatore appartiene alla stessa famiglia del giudice».

Il ministro smonta anche la propaganda della sinistra secondo la quale la magistratura, qualora vincesse il Sì, sarebbe più politicizzata. «È esattamente il contrario – spiega Nordio – il sistema del sorteggio vanificherà le posizioni delle associazioni, che, lungi dall’essere semplici aggreganti di categoria, sono centri di potere caratterizzati da correnti». Vi sarà una maggiore liberalizzazione per i giudici e per i pubblici ministeri, anche nella loro carriera, proprio perché non sarà più vincolata all’appartenenza alla corrente. Non solo: il Guardasigilli ritiene che, in caso di vittoria del Sì, i cittadini potranno contare su una giustizia più efficiente grazie all’Alta corte disciplinare svincolata dalle correnti che renderà più responsabili i magistrati.

Un altro tema a favore del Sì, espresso con forza dall’ex procuratore capo di Venezia, riguarda la modalità di elezione dei membri del Consiglio superiore della magistratura. «Se da una parte tutti i magistrati potrebbero candidarsi – sottolinea il ministro – dall’altra la quota nominata dal Parlamento verrebbe sorteggiata da una lista stilata dalle stesse forze politiche». Dal momento che il Parlamento è espressione del voto popolare, la lista verrebbe aggiornata ogni quattro anni garantendo l’equa alternanza democratica.

Inevitabile chiedersi quali sarebbero le ricadute economiche della divisione delle carriere. «Probabilmente i costi saranno ridotti – spiega ancora Nordio – perché in questo momento il Consiglio superiore della magistratura unico comprende anche numerose attività per certi aspetti inutili in quanto non di stretta competenza del Csm. In ogni caso – conclude il ministro – stiamo già lavorando su più fronti per rendere più veloci i procedimenti, non ultimo aumentando e integrando l’organico dei magistrati, stabilizzando l’ufficio del processo e i giudici onorari».

Nordio è sicuro della vittoria del Sì, ma se dovesse vincere il No «a perdere non sarebbe il governo per il quale nulla cambierebbe – conclude – ma il Paese, perché prima di avere l’opportunità di fare una riforma epocale come questa dovrebbero passare molti anni».

Christian Gaole

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