Presentato ufficialmente presso la sede dell’Unione delle Camere Penali italiane, è nato il Comitato “Camere Penali per il Sì”, a sostegno del referendum costituzionale sulla separazione delle carriere nella magistratura. È una riforma storica, attesa da oltre trent’anni, che mira a restituire alla giustizia italiana equilibrio e credibilità, nell’interesse dei cittadini. Non è una battaglia di parte, ma di civiltà. Separare chi accusa da chi giudica, significa restituire ai cittadini un processo davvero equo, in cui accusa e difesa si confrontano su un piano di parità davanti a un giudice terzo e imparziale. Senza un giudice terzo non può trovare effettiva attuazione il processo accusatorio.

Per questo, stare con il “No” significa difendere lo status quo: un sistema autoreferenziale, opaco e incapace di uscire dalle nebbie del correntismo. Chi crede nello Stato deve poter credere anche nella sua giustizia. E una giustizia che fa paura, o che appare chiusa in sé stessa, smette di essere credibile. La riforma non limita l’indipendenza del pubblico ministero: la rafforza, liberandolo dalle logiche corporative e dalle correnti che da anni condizionano la magistratura. Con il sorteggio dei componenti del Consiglio superiore della magistratura si potrà, infatti, superare il correntismo e restituire al Csm la sua funzione originaria di organo di garanzia, che opera solo sulla base di criteri di merito, competenza ed efficienza.

L’Italia è oggi l’unico Paese tra le democrazie consolidate ad avere un’unica organizzazione per giudici e pubblici ministeri. In tutte le altre democrazie liberali, in Europa e nel mondo, i due ruoli sono distinti e autonomi. I soli Paesi europei che conservano un sistema unitario come il nostro sono Turchia, Romania e Bulgaria — realtà che difficilmente possiamo considerare esempi di democrazia a cui tendere. È dunque tempo che anche l’Italia colmi questo ritardo, per coerenza con la propria Costituzione e con il principio di separazione dei poteri. Nel 2017 l’Unione delle Camere Penali ha raccolto oltre 72mila firme per promuovere questa riforma. Quelle firme hanno segnato l’inizio di un percorso che oggi giunge al suo traguardo. Da allora è cresciuta la consapevolezza che una giustizia credibile è la base della democrazia, e che la fiducia dei cittadini si conquista solo con un sistema trasparente, responsabile e libero da condizionamenti.

La presidenza onoraria del Comitato è stata affidata al professor Tullio Padovani, giurista di altissimo profilo e accademico dei Lincei, che da sempre sostiene che non possa esserci “giusto processo” senza la separazione delle carriere. Al suo fianco, numerose realtà del mondo del diritto e della cultura – dall’Organismo Unitario dell’Avvocatura all’Unione Nazionale delle Camere Civili, da Nessuno tocchi Caino ai Radicali Italiani, da Extrema Ratio alla Rete Nazionale Forense, fino alla Fondazione Enzo Tortora – hanno già aderito o stanno per farlo. Questo referendum non è contro la magistratura, ma per una magistratura più libera, trasparente e rispettata, al servizio dei cittadini e della Costituzione.

Rinaldo Romanelli

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